martedì 23 febbraio 2016

Intervista al Prof. Luciano Masi su "Psicoterapia Autogena a orientamento analitico"


Interv. Il suo libro scritto assieme al dr. Galli: "Psicoterapia Autogena a orientamento analitico" sta suscitando grande interesse sia dal punto di vista teorico che applicativo. Molti si chiedono perché parlare di psicoterapia autogena e non semplicemente di Training Autogeno?
Masi: questa è una domanda molto pertinente perché la maggior parte delle persone ritiene che la psicoterapia autogena si restringa solamente nella tecnica del Training Autogeno, che è molto famosa ma che viene travisata, perché molti credono che il Training Autogeno sia solo una tecnica di rilassamento, non è così. 
iI Training Autogeno (T.A.) è una terapia antistress che ha lo scopo di riequilibrare i sistemi involontari cioè: il sistema neurovegetativo, neuroendocrino e immunitario, quindi è una vera è propria terapia psicosomatica.
Inoltre la Psicoterapia Autogena non si esaurisce con questa
tecnica di base, ci sono le cosiddette tecniche superiori: il Training Autogeno Superiore (T.A.S), l'Abreazione Autogena e tante altre, il tutto inquadrato in un sistema teorico veramente interessante e moderno. Il concetto più importante è quello di "Io Corporeo", cioè quando uno è in uno stato di commutazione autogena ha proprio l'impressione che il suo "Io cosciente" sia distaccato e passivo e osservi l'attività di un altro "Io" il cosiddetto "Io corporeo" che è capace di dialogare con gli organi e le funzioni corporee. Difatti, se noi in stato di veglia lanciassimo dei messaggi sedativi al cuore ad esempio di rallentare e tranquillizzare i suoi battiti, il cuore se ne infischierebbe altamente, se invece lanciamo lo stesso messaggio in stato di commutazione autogena il cuore risponderebbe.

Interv. Ma in che consistono le tecniche autogene superiori.
Masi: Alcune sono state ideate dallo stesso Schultz, ad esempio il Training Autogeno Superiore, esso consiste in esercizi cosiddetti meditativi che però possono essere applicati solamente da soggetti che hanno fatto un buon Training Autogeno di base, cioè che siano in grado di raggiungere uno stato di commutazione autogena molto profonda.
Allora vengono fuori, durante questi esercizi meditativi che durano anche abbastanza lungo, delle immagini, alcune delle quali con valenza simbolica, che provengono da tutti gli strati della personalità, queste immagini hanno di per sé un effetto catartico e riequilibrante ma possono essere, quando sono simboliche, anche analizzate. 
Ci sono poi tecniche come l'Abreazione Autogena e la Verbalizzazione Autogena che sono vere e proprie tecniche catartiche: il soggetto va in una specie di trance autogena e rivive vissuti emozionali talvolta rimossi e anche molto antichi. Faccio solo un esempio: una volta una persona ha rivissuto il tentato aborto della madre nei suoi confronti, evidentemente lei non sapeva niente di questo evento, ma il suo corpo l'aveva memorizzato.
C'è poi la tecnica cosidetta a Doppio Binario, ideata da E. Kretschmer, mentre l'Abreazione Autogena e la Verbalizzazione Autogena sono state ideate da Wolfang Luthe.
Nel Doppio Binario si lavora sia nella dimensione somatica con il Training Autogeno sia sulla dimensione mentale attraverso l'analisi focalizzata.
Infine, bisogna prendere in considerazione la cosiddetta Modificazione Autogena. La modificazione autogena consiste in formule d'organo specifiche che si rivolgono agli organi e alle funzioni corporee,dopo che il soggetto però ha fatto tutto il ciclo del Training Autogeno di base. 
Queste formule d'organo, si rivolgono quindi ad un sintomo, prendiamo ad esempio uno dei sintomi più fastidiosi che ci possono essere: quello del riflusso esofageo, esso è dovuto al fatto che lo sfintere del cardios si è rilassato, si è prolassato; bene, si tratta di rieducarlo a restringersi allora si lancia un messaggio di questo tipo (quando però il soggetto si trova in stato di autogenia) "lo sfintere del cardios si restringe automaticamente, ritorna elastico ad ogni passaggio di cibo".

interv. lei parla spesso di commutazione, ma qual'è il significato preciso di questo termine?
La commutazione ha due aspetti: il più importante è quello fisiologico, a livello ipotalamico quando il soggetto è in stato di autogenìa, avviene uno scatto di interruttore: si disattiva l'ipotalamo posteriore che è connesso al simpatico e che quindi ha funzioni cosiddette ergotropiche cioè di consumo di energie e si attiva l'ipotalamo anteriore che invece è connesso al parasimpatico e quindi deputato al recupero delle energie disperse. Lei pensi che in un esercizio di soli 5 minuti, ad esempio, si riesce ad ottenere lo stesso effetto rigenerativo che si può ottenere con 8 ore di sonno.
Poi c'è un 'aspetto psicologico: il soggetto di solito è abituato ad osservare il corpo come se fosse una appendice un po' fastidiosa che si porta dietro, se ne accorge solo quando fa male, quando c'è qualche dolorino e invece per la prima volta in questo stato di grande passività osserva il corpo non più come luogo di sintomi ma come luogo di sensazioni.

Intervi. In che modo nella psicoteratia autogena si può parlare di prospettiva analitica e come la psicoanalisi può accordarsi con la psicofisiologia?
Ecco questo è legato a tutta la storia della psicoterapia autogena. Innanzitutto dobbiamo dire che Schultz era uno psicoanalista. Era sì un medico, un fisiologo di grande valore però aveva avuto una formazione psicoanalitica di tutto rispetto, lui aveva fatto un'analisi didattica con uno psicoanalista dell'epoca e poi aveva conosciuto lo stesso Freud con cui si era confrontato diverse volte, tuttavia all'inizio Schultz era partito con un'idea di terapia che possiamo definire psicosomatica è stato poi il professor E. Wallnofer che, in questa epoca, è l'ultimo allievo di Schultz ancora vivente ed è presidente dell'ECATT, della scuola di Psicoterapia Autogena internazionale cui noi facciamo riferimento. 
Lui ha lanciato la psicoterapia autogena in prospettiva analitica, quindi, in tutte le scuole che si rifanno ell'ECATT, come il CISSPAT di Padova, questa prospettiva analitica viene valorizzata.
Un aspetto di questa valorizzazione è per esempio l'analisi dei sintomi autogeni cioè tutte quelle sensazioni un po' strane: fascicolazioni, formicolii, bruciori, sensazioni di freddo incongrue, movimenti vestibolari, borborismi ecc. che si possono avere durante l'esecuzione del T.A. queste sono spesso delle memorie somatiche che portano a galla dei vissuti antichi e possono essere analizzate. Invece quando si fanno tecniche come il T.A.S. in tal caso se le immagini emergenti hanno valore simbolico allora si possono analizzare con tecniche di analisi però, preferibilmente, focalizzate cioè legate al focus emotivo conflittuale.

Interv. Nell'ultimo capitolo si parla di esperimenti altamente scientifici volti a valutare gli effetti della psicoterapia autogena. In che consistono?
Masi: questo è veramente un aspetto molto moderno della Psicoterapia Autogena che nasce nell'ambito della scientificità e in quest'ambito deve rimanere. 
Tutte le scuole che si rifanno all'ECATT si effettuano questi studi di ricerca. Cito solamente 2 applicazioni una di queste è quella che utilizza l'EEG il quale in neurologia viene usato solo se ci sono stati dei danni al cervello, noi lo utilizziamo per vedere lo stato di equilibrio del cervello durante la commutazione autogena. Il criterio che si utilizza è quello del ritmo alfa, il ritmo degli stati di riposo che è quello dominante durante una commutazione autogena ben riuscita. 
Gli elettrodi si applicano ai due siti frontali destra e sinistro e ai due siti temporo-occipitale
se il ritmo alfa è ben rappresentato ed è dominante in tutti i 4 siti la psicoterapia autogena ha raggiunto il suo obiettivo riequilibrante; altrimenti ci potrebbe essere ancora da lavorare in una di queste aree, per esempio se si notato delle interferenze col ritmo beta nel sito frontale destro, poiché esso è deputato all'elaborazione di tutte le rappresentazioni che sono legate agli stati emotivi, evidentemente in quella sede si annidano dei fantasmi angosciosi che vengono da lontano e sui quali bisogna lavorare.
Un altro strumento è l'HRV che misura le oscillazioni della frequenza cardiaca le quali danno una misura di bilanciamento tra simpatico e parasimpatico, ne viene fuori un grafico a nove caselle ed un indicatore che indica l'incrocio tra simpatico e il parasimpatico e di solito al termine di un Training Autogeno fatto bene il bilanciamento è assicurato. Ripeto il Training Autogeno e tutta la psicoterapia autogena nascono nell'ambito scientifico e in tale ambito devono rimanere.

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