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domenica 26 aprile 2026

Ansia: comprenderla e affrontarla con percorsi brevi e mirati


L’ansia è oggi uno dei disturbi psicologici più diffusi. Si manifesta con preoccupazioni costanti, tensione fisica, difficoltà di concentrazione, insonnia, irritabilità e una sensazione generale di allerta che può diventare invalidante.
Nonostante la sua intensità, l’ansia è un segnale: indica che qualcosa dentro di noi sta chiedendo attenzione, ascolto e riorganizzazione.
Per tale motivo, un percorso psicologico efficace non si limita a ridurre i sintomi, ma considera la persona nella sua totalità, integrando corpo, mente, emozioni e modalità relazionali.
Valutare l’ansia: due test per comprendere la persona nella sua globalità
Prima di iniziare un percorso terapeutico breve, è necessario effettuare una valutazione iniziale attraverso due strumenti complementari:
1. Un test-questionario di personalità
Serve a esplorare: stili di pensiero, modalità di gestione delle emozioni, livelli di ansia percepita, strategie abituali di fronteggiamento. 
Questo permette di individuare i fattori che alimentano l’ansia e le risorse già presenti nella persona.
2. Un test proiettivo
È uno strumento che permette di accedere a: dinamiche profonde, vissuti emotivi impliciti, immagini interne che influenzano il modo di percepire sé stessi e il mondo
Il test proiettivo aiuta a cogliere ciò che spesso non emerge a parole, offrendo una visione più completa della persona.
L’integrazione di questi due strumenti consente di costruire un percorso breve ma altamente personalizzato.
Un percorso breve e mirato: 10–12 sedute online
Le terapie brevi, soprattutto se integrate con tecniche psico-corporee e strategie mirate, permettono di ottenere risultati significativi in un tempo contenuto.
Un percorso di 10–12 sedute online è spesso sufficiente per: 
  • ridurre i sintomi ansiosi
  • migliorare la gestione emotiva
  • sviluppare nuove abitudini mentali e corporee
  • recuperare senso di controllo e benessere
L’obiettivo non è “eliminare l’ansia”, ma trasformarla in una risorsa di consapevolezza e cambiamento.

Tecniche efficaci per affrontare l’ansia

1. Tecniche di rilassamento psicofisico
Queste tecniche agiscono direttamente sul corpo, riducendo l’attivazione fisiologica che sostiene l’ansia.
Tra le più efficaci: 
- Respirazione diaframmatica: rallenta il battito cardiaco e riduce la tensione muscolare
- Rilassamento muscolare progressivo: aiuta a riconoscere e sciogliere le tensioni corporee
- Training autogeno: favorisce calma, centratura e autoregolazione.

Il corpo è il primo alleato nella gestione dell’ansia: quando si rilassa, anche la mente si riequilibra.

2. Visualizzazioni guidate

Le visualizzazioni sono strumenti potenti perché lavorano sulle immagini interne, spesso alla base dell’ansia.
Possono aiutare a: 
- creare scenari di calma e sicurezza
- ristrutturare immagini mentali ansiogene
- potenziare risorse interne
- prepararsi a situazioni percepite come difficili

La mente non distingue completamente tra immaginato e reale: per questo le visualizzazioni guidate hanno un impatto immediato sul sistema nervoso.

3. Tecniche strategiche brevi

Le tecniche strategiche sono interventi mirati che interrompono i circoli viziosi dell’ansia.
Alcuni esempi: 
- ridefinizione del problema per cambiare prospettiva
- prescrizioni comportamentali per interrompere rituali o evitamenti
- tecniche paradossali per ridurre l’ipercontrollo
- micro-esercizi quotidiani per modificare abitudini mentali automatiche

Sono strumenti rapidi, concreti e orientati al cambiamento.

L’ansia non è solo un sintomo: è un linguaggio.
Per questo un percorso efficace deve considerare la persona nella sua interezza:
  • corpo
  • emozioni

  • pensieri

  • relazioni

  • storia personale

  • risorse e potenzialità

L’integrazione di test psicologici, tecniche psico-corporee, visualizzazioni e strategie brevi permette di costruire un intervento su misura, capace di restituire equilibrio e benessere in tempi relativamente brevi.

Dott.ssa Maria Giovanna Zocco 

conttatti: 

e-mail: mgzocco@gmail.com

Cell. e Whatsapp: 389 116 1310

domenica 7 settembre 2025

Bulimia Nervosa: il silenzio che urla

 

Comprendere il Disturbo

La bulimia nervosa è un disturbo del comportamento alimentare caratterizzato da episodi ricorrenti di abbuffate seguiti da condotte compensatorie inappropriate, come vomito autoindotto, uso di lassativi, digiuno o esercizio fisico eccessivo. Questi comportamenti sono messi in atto per contrastare l’aumento di peso percepito, spesso in risposta a un forte disagio emotivo o a una distorsione dell’immagine corporea. 

La Bulimia non è solo un disturbo alimentare. È una guerra silenziosa che si combatte dentro, tra il bisogno di controllo e il desiderio di liberazione. È un ciclo che consuma: abbuffate segrete, senso di colpa, vomito, vergogna. E poi di nuovo, come un rituale che promette sollievo ma lascia solo vuoto. Chi ne soffre spesso sorride, lavora, studia, ama. Ma dentro, il corpo diventa un contenitore di emozioni non dette, di paure non ascoltate, di dolori non accolti. Il cibo diventa rifugio e nemico. Il vomito, una punizione e una liberazione.

Aspetti diagnostici principali:

  • Abbuffate (consumo rapido e incontrollato di grandi quantità di cibo)

  • Condotte compensatorie ricorrenti

  • Preoccupazione eccessiva per peso e forma del corpo

  • Ciclicità del comportamento, spesso accompagnata da senso di colpa e vergogna

Implicazioni psicologiche: 

La bulimia è spesso associata a bassa autostima, perfezionismo, impulsività e difficoltà nella regolazione emotiva. Il comportamento alimentare disfunzionale diventa una strategia per gestire emozioni intense o vissuti traumatici. 

Cosa si prova? 

Vergogna, senso di colpa, paura del giudizio. Il controllo sul corpo diventa una battaglia quotidiana, spesso invisibile agli occhi degli altri. Tale controllo, spesse volte, si sviluppa in un circolo vizioso: abbuffata - vomito - abbuffata: ciò innesca anche un meccanismo di di aumento dell'ansia che va ad aggravare il quadro, per cui lo schema mangiare-vomitare si autoalimenta fino a cronicizzarsi

Complicanze mediche frequenti:

  • Squilibri elettrolitici (ipokaliemia, iponatriemia)

  • Erosione dello smalto dentale

  • Infiammazione esofagea e gastrica

  • Alterazioni del ritmo cardiaco

  • Disfunzioni ormonali e mestruali

🧑‍⚕️ Approccio terapeutico:

La bulimia nervosa è un disturbo serio ma trattabile. Il percorso di cura richiede un approccio integrato e personalizzato, che includa supporto psicologico, strategie comportamentali, indicazioni nutrizionali ecc. Chiedere aiuto è il primo passo verso la remissione.

Il nostro protocollo di trattamento personalizzato (attuabile on-line e interattivo) include: prescrizioni comportamentali, indicazioni nutrizionali e lavoro sull'interiorità, sulla personalità e sulle dinamiche relazionali. Vengono inviati (in formato pdf)  programmi settimanali e successivamente mensili. Vengono utilizzate schede di rilevazione e diari alimentari. Questi programmi sono adattabili alla persona e ai progressi ottenuti; essi possono essere integrati (se ritenute utili) da altre tecniche come visualizzazioni guidate o apprendimento di esercizi psico-fisici validati per la riduzione dell'ansia e la sedazione emotiva. 

Questo approccio integrato e interattivo per il trattamento della Bulimia, può svolgersi in chat e quindi con costi contenuti.

Per ulteriori informazioni contattare la dott.ssa Maria Giovanna Zocco 

e-mail: mgzocco@gmail.com

cell. e WhatsApp: 389 116 1310





sabato 25 marzo 2023

Elaborazione e superamento del blocco esistenziale del lutto prolungato

Foto tratta da internet

    La perdita dell'oggetto d'amore, di un legame affettivo importante si accompagna sempre ad una sofferenza più o meno profonda, ad un dolore più o meno difficile da elaborare; a volte, questo sentimento è così intenso e persistente che non basta il tempo a farlo decantare. 

    Oggi la tecnologia ci viene incontro anche in questo, con l'utilizzo di nuove strategie psicologiche che si avvalgono di strumenti multimediali al fine di aiutare le persone ad elaborare il loro dolore e superare il blocco esistenziale del lutto prolungato.

    Nella nostra impostazione, il percorso breve di trattamento delle depressioni reattive e di elaborazione del lutto consiste in un processo personalizzato che può richiedere da 6 a 12 incontri attraverso video-sedute on line.

    L'esperienza di lutto può riguardare la perdita di una persona cara o del lavoro, la fine di una storia d'amore o un divorzio, la perdita del proprio animale o la nostalgia per la lontananza di una persona cara (motivi di studio o lavoro) o del proprio paese d'origine per chi ha dovuto abbandonarlo. 

    Il protocollo del trattamento prevede: 1-2 incontri dedicati all'ascolto del dolore, alla conoscenza della storia di vita della persona, all'analisi di eventuali sensi di colpa e alla somministrazione di 1-2 test della personalità. Sulla base di ciò che emerge si procede al trattamento vero e proprio, che può includere prescrizioni comportamentali, tecniche di visualizzazione e, se la persona lo richiede e la psicologa lo ritiene adatto, anche l'utilizzo di tecniche multimediali per la costruzione dell'oggetto della memoria

    L'oggetto della memoria* consiste nella realizzazione di un filmato con foto, piccoli video riguardanti la persona oggetto del dolore, il materiale sarà scelto e organizzato, insieme, dalla psicologa e dalla persona interessata. Il lavoro verrà impostato, realizzato e montato nei tempi necessari a cura della psicologa. Una volta ultimato, il filmato, per la prima volta sarà visionato in seduta insieme alla psicologa, successivamente sarà consegnato alla persona richiedente che potrà rivederlo tutte le volte che vorrà. 

    Essendo, questo oggetto della memoria, un racconto di vita, un prodotto intimo frutto di ricordi, di emozioni personali e sentimenti profondi, la persona che l'ha richiesto si impegnerà a non pubblicarlo nei social o altrove e a farne un uso strettamente privato. 

Dott.ssa Maria Giovanna Zocco

Ulteriori informazioni si possono richiedere, anche su WhatsApp, a questo numero: 389 116 1310 

* Per approfondimenti sull'oggetto della memoria consultare i lavori del dott. D. A. Nesci - psichiatra e psiconcologo al policlinico Gemelli

venerdì 3 maggio 2019

Il Narcisismo digitale e le patologie da iperconnessione

Tra selfie e post anche il nostro assetto psicologico sta cambiando: possiamo parlare di patologie da iperconnessione? Quali sono le più preoccupanti?

Fonte:

La cognizione di una diffusione di tratti narcisistici nella popolazione occidentale ha portato diversi autori a indagarne i motivi, c’è chi ha parlato di cultura del narcisismo e addirittura di un’epidemia del narcisismo.

Che cos’è il narcisismo? 
In ambito psicologico, il narcisismo è un tratto della personalità e può essere considerato, secondo la logica di un continuum, uno stato normale. Il narcisismo ha di per sé un’accezione positiva: indica l’amore sano e legittimo per se stessi (Behary, 2013). Perde tale connotazione quando si lega ad un bisogno abnorme di attenzione, affermazione, apprezzamento, gratificazione esterna. Se quest’atteggiamento psicologico interferisce seriamente con i rapporti interpersonali, gli impegni quotidiani e la qualità della vita, può assumere una dimensione patologica culminante nel disturbo narcisistico di personalità.

Il narcisismo digitale
Con l’arrivo del Web, ed in modo particolare dei social network, si è assistito ad una proliferazione del narcisismo sotto forma di narcisismo digitale. Con l’espressione di “narcisismo digitale” alcuni filoni di ricerca indicano un insieme di pratiche comunicative tipiche dell’universo 2.0 e fondate su un egocentrismo così accentuato da apparire patologico (Zona, 2015). 
La cognizione di una diffusione di tratti narcisistici nella popolazione occidentale ha portato diversi autori a indagarne i motivi: c’è chi ha parlato di cultura del narcisismo (Lasch, 1979), e addirittura di un’epidemia del narcisismo (Twenge, Campbell, 2009). In un articolo di Erica Benedetto, scritto per l’occasione su State of Mind, ci viene mostrato uno studio condotto tra gli atenei di Swansea e Milano (Reed, Bircek, Osborne, Viganò, Truzoli, 2018) in cui si afferma che farsi più selfie rinforzerebbe i tratti narcisitici di personalità. I ricercatori hanno preso in esame 74 individui di età compresa dai 18 ai 34 anni, durante un periodo di quattro mesi. Un altro elemento preso in considerazione è stata l’assiduità con cui i partecipanti hanno utilizzato i social media (Twitter, Facebook, Instagram e Snapchat) durante il corso della ricerca. In media, durante l’arco temporale dello studio, i partecipanti hanno usato i social per tre ore al giorno, nonostante qualcuno abbia riportato un utilizzo di ben 8 ore circa. In percentuale, Facebook si è rivelato essere la community digitale più utilizzata (60%), a seguire Instagram (25%) e infine, Twitter e Snapchat (13%). I due terzi dei soggetti coinvolti adoperavano i social principalmente per postare selfie. I social network quindi funzionavano da moltiplicatori del loro desiderio di essere al centro dell’attenzione. Soprattutto perché agiscono principalmente sull’immagine. Inoltre, è stato dimostrato che i partecipanti allo studio che erano soliti postare un numero eccessivo di selfie, in accordo con la scala di misurazione utilizzata, presentavano il 25% dei tratti narcisistici oltre il cut-off clinico per il Disturbo Narcisistico di Personalità. Per la prima volta, grazie a questa ricerca, si è giunti dunque a dimostrare l’esistenza di una correlazione tra la frequenza di utilizzo dei social media e narcisismo in relazione alla pubblicazione dei selfie.

Ed ancora, una collega italiana in forza all’University of Georgia, in uno studio condotto su 130 profili di facebooker, ha evidenziato come il numero di amici, il tipo di immagini e i commenti associati a un profilo costituiscano una misura attendibile del grado di narcisismo dell’utente. I narcisisti, secondo quanto emerso dallo studio della Dott.ssa Buffardi, pubblicano sulle loro pagine le foto in cui compaiono più belli e trendy mentre i “normali” utilizzano preferenzialmente foto banali, magari scattate al volo con un telefonino o una webcam (Buffardi, 2008). I siti di social networking sembrerebbero quindi offrire l’ambiente ideale per la proliferazione di alcuni tipi di personalità narcisistiche che hanno l’intento di promuovere se stesse e cercare l’ammirazione degli altri su larga scala.

Questo è quello che emerge da uno studio pubblicato sulla rivista CyberPsychology, Behavior and Social Network. Lo studio, tutto italiano di studiosi dell’Università di Firenze, dal titolo Narcisisti grandiosi e vulnerabili: chi è a maggior rischio di dipendenza da Social Network? (Casale, Fioravanti, Rugai, 2016) è stato svolto su un campione di 535 studenti europei. La conclusione della ricerca ci ha mostrato come i narcisisti vulnerabili, che tendono ad essere insicuri e hanno una minore autostima, sono più propensi a sentirsi più sicuri in un ambiente online rispetto ad un’interazione reale tanto che sono indotti a preferire il social network come mezzo per ottenere approvazione e ammirazione. Al contrario i narcisisti grandiosi, che tendono verso l’arroganza e l’esibizionismo, è probabile che cerchino l’ammirazione più apertamente, piuttosto che attraverso i social media.

Sul versante opposto di quanto accennato finora, vi sono però coloro che nei social network trovano terreno fertile per la propria disistima, se confrontata con quella degli altri attraverso i loro contenuti postati. Il fenomeno è noto a tutti come Image Crafting (creazione immagini).

Narcisimo digitale e stato di “flow”
L’attrazione da parte dei narcisisti digitali verso i social network non si spiega solamente con la loro capacità di fungere da cassa di

martedì 26 marzo 2019

Rabbia: emozione importante da conoscere bene

Puoi pensare che la tua rabbia serva ad un benessere più grande, ma è solo un'abitudine legata ai tuoi neuroni. Puoi fare di meglio per te stesso e il mondo andando oltre. 
Loretta Graziano Breuning
  Molti considerano la rabbia e l’aggressività come emozioni negative da controllare, da nascondere dentro sé stessi oppure, al contrario, da riversare fuori ad ogni costo. 
 Questi due atteggiamenti spesso hanno degli effetti collaterali molto negativi perché, nel primo caso possono condurre a stati depressivi più o meno gravi; nel secondo, possono rovinare le relazioni con il partner, con i familiari o, più in generale, con le persone amiche. 
  Tuttavia la rabbia può anche avere scopi costruttivi come ad esempio quando si vuole conquistare libertà e indipendenza, oppure quando si cerca di modificare i comportamenti altrui che non ci vanno bene. 
  La rabbia distruttiva, invece, nel caso in cui viene rivolta all’interno, è un po' come il veleno, perché se tenuta troppo dentro rischia di alterare il funzionamento biologico dell’intero organismo e diventare concausa di molte malattie fisiche oltre che di disturbi depressivi. Non a caso Freud quando parlava di depressione diceva che si trattava di una grande rabbia rivolta contro se stessi. 
  Mentre, al contrario, se la rabbia e l’aggressività vengono riversate all’esterno si rischia di compromettere le relazioni con persone che magari non c’entrano nulla con i motivi che innescano la rabbia.

Che cos'è la rabbia?
  La rabbia, insieme alla gioia e al dolore, è un'emozione primitiva tra le più precoci, per tale motivo essa può essere osservata sia in bambini molto piccoli che in specie animali diverse dell'uomo. 
  Le numerose ricerche compiute sui comportamenti di specie diverse dall'uomo, hanno dimostrato che l'ira e le conseguenti manifestazioni aggressive sono determinate da motivi direttamente o indirettamente legati alla sopravvivenza dell'individuo e delle specie. Gli animali spesso attaccano perché qualcosa li spaventa oppure perché vengono aggrediti da predatori, per avere la meglio sul rivale sessuale, per cacciare un intruso dal territorio o per difendere la propria prole.
  Negli uomini invece, i motivi alla base di un attacco di rabbia riguardano maggiormente la frustrazione di attività che erano connesse con l'immagine e la realizzazione di sé. Lo scopo in questo caso sembra più rivolto a modificare un comportamento che non si ritiene adeguato. 

 Da dove origina la rabbia?
  La psicologia e le varie discipline neuroscientifiche hanno dimostrato che la rabbia nasce come reazione alla frustrazione e alla costrizione, sia fisica che psicologica. Lo stesso Wilhelm Reich diceva che la rabbia è un'emozione

martedì 11 settembre 2018

Consulenza psicologica on-line in chat: sempre più richiesta


Negli ultimi tempi, la consulenza psicologica in modalità chat per problematiche di ansia, attacchi di panico, fobie, ossessioni ecc. sta diventando un modus operandi sempre più richiesto. 

LE MOTIVAZIONI
- innanzitutto, le sedute possono svolgersi anche senza la necessità di uno strumento atto a rilevare le immagini (web cam);
- inoltre, la chat viene percepita come un mezzo meno impegnativo e più facile da gestire nell'ambito delle modalità di comunicazione tecnologica, visto il grande successo di alcune tipologie comunicative come WhatsApp, Facebook ecc.;
- alcuni orientamenti di intervento psicologico si prestano benissimo alla possibilità di essere adattati per essere trasmessi via chat;
- le sedute via chat, così come anche la consulenza via e-mail, hanno il vantaggio per il soggetto, di ritrovarsi per iscritto eventuali suggerimenti, consigli e prescrizioni comportamentali, tali da poterli consultare tutte le volte che se ne ha bisogno.

I LIMITI
Come in tutte le situazioni ci sono anche delle limitazioni, ad esempio:
- nella consulenza via chat non si possono apprendere ed eseguire tecniche di rilassamento psico-fisico, o prevedere protocolli di trattamento che richiedono le visualizzazioni, come può invece avvenire nel corso delle video-sedute;
- un altro limite delle sedute in chat è l'impossibilità di utilizzare la comunicazione non verbale, sia per raccogliere informazioni sulla persona, sia per trasmettere o sottolineare la valenza o l'importanza di certe prescrizioni. 
- infine, rispetto alle video-sedute, nella modalità chat la comunicazione è più lenta: questo è il motivo per cui viene consigliato alla persona di scrivere la propria autobiografia nel modo più dettagliato possibile raccontando la sua storia di vita, i rapporti familiari, il lavoro, le esperienze sentimentali, eventuali problemi fisici o psichici con i quali la stessa si è confrontata nel corso della vita. Per lo stesso motivo, oltre all'usuale modulo per la richiesta di consulenza psicologica on-line, nel caso delle sedute in chat viene spedito anche un altro modulo predisposto per la rilevazione dei dati anamnestici; infine, per approfondire la conoscenza della personalità, che non può avvenire nei modi normali di una video-seduta, si rende necessaria la somministrazione di un test abbastanza semplice da eseguire, che verrà spedito sempre via e-mail.
L'autobiografia, la rilevazione dei dati anamnestici e l'esecuzione del Test fanno risparmiare molto tempo, permettendoci di bypassare molte domande che via chat richiederebbo più sedute. 

CONCLUSIONI
Nonostante ciò, la consulenza on-line in chat sta avendo sempre più successo, anche per altri motivi:
- ad esempio le sedute via chat (ovviamente, previo appuntamento) possono svolgersi in qualsiasi luogo e a qualsiasi ora: anche sul lavoro durante la pausa pranzo o in tarda serata; 
- il soggetto può scegliere la modalità in chat che preferisce e con la quale ha maggiore dimestichezza e si trova più a suo agio, quindi si può utilizzare Skype, Facebook o WhatsApp;
- in ultimo, ma non per questo meno importante, è il fatto che la consulenza psicologica in chat ha un costo minore (anche la metà) rispetto alle video-sedute. Poi, se fin dall'inizio si prevede il percorso di 6 chat (il minimo essenziale per un lavoro più o meno completo) il costo sarà ancora di meno. 

RIASSUMENDO 
Un percorso di consulenza on-line via chat prevede una semplice procedura:

1. Richiedere l'invio del Modulo per la richiesta compilando questo form;
2. Stesura della Autobiografia e compilazione del Modulo per la raccolta dei dati anamnestici (sarà inviato via e-mail);
3. Invio, del test della personalità da eseguire e rispedire indietro; 
4. Elaborazione del test e invio dei risultati in allegato via e-mail. 
5. Verrà fissato il primo appuntamento per la chat, che già potrà contenere le prime prescrizioni comportamentali.

Dott.ssa Maria Giovanna Zocco

Per maggiori informazioni sulla Consulenza on-line cliccare QUI

martedì 21 agosto 2018

La paura della paura


Gli antichi Sumeri già lo sapevano, migliaia di anni fa, essi avevano inciso su una tavola un motto: "La paura guardata in faccia si trasforma in coraggio, la paura evitata diventa timor panico". 

sabato 20 giugno 2015

Consulenza psicologica a distanza: indicazioni e modalità

In Italia, la consulenza psicologica a distanza, si sta affermando sempre di più ogni giorno che passa, questo lo si rileva andando ad attenzionare in rete la miriade di siti professionali di psicologi che offrono tale servizio e le decine di portali che accolgono le iscrizioni dei professionisti suddividendoli per regione e province. Ma, soprattutto, ciò viene confermato, dai dati rilevati da una ricerca commissionata dal CNOP, che si è svolta dall’ottobre 2012 al maggio 20131.

Dal rigido setting 'vis a vis' in studio, con poltrona e scrivania, l'approccio ai problemi della psiche, del comportamento e delle relazioni umane si sta spostando sempre più sul web utilizzando tutti gli strumenti che internet mette a disposizione: e-mail, chat e programmi che consentono le chiamate e le video conferenze on-line.
Diversi sono i motivi che oggi stanno gradualmente, ma inesorabilmente, cambiando il modo di offrire consulenza psicologica, eccone alcuni: 
  • il primo motivo è insito nella natura stessa della professione, infatti, a differenza di quella del medico, la professione di psicologo è basata principalmente sulla comunicazione, e questa può svolgersi anche attraverso il monitor di un PC;
  • un altro motivo è la comodità di ottenere una consulenza psicologica direttamente da casa, senza la necessità di spostarsi fisicamente nello studio dello psicologo, evitando tempi, stress e costi aggiuntivi;
  • altro motivo ancora è dato dalla maggiore possibilità di scelta fra i professionisti di tutta Italia e la possibilità dei residenti all'estero di ottenere consulenza in italiano da un professionista della propria regione;
  • inoltre, a parte i nativi digitali, sempre più persone, anche anziani si stanno avvicinando al mondo di internet, basta dare un'occhiata ai vari social, blog e siti;
  • infine, aspetto non meno importante, sono i costi delle sedute. In questo lungo tempo di crisi che attanaglia il nostro paese, non è da trascurare il fatto che i costi delle sedute sono molto più contenuti rispetto a quelli in studio.
Ma quali sono le modalità in cui si svolgono le consulenze on-line?
La consulenza psicologica on-line, come già detto sopra, utilizza tutti gli strumenti di internet, quindi richiede un computer con webcam e microfono, una connessione internet, programmi che permettono le video conferenze o avere un profilo su un social network o, comunque, un account che permetta la chat. 
Da premettere che ciascun professionista organizza la sua offerta nelle modalità a lui più congeniali e aderenti anche alla propria formazione professionale e orientamento, e adattando le sue conoscenze e tecniche a queste emergenti modalità di intervento. 
Detto ciò, appare chiaro che quanto esporrò riguarda la mia formazione professionale e il mio personale modo di adattare le tecniche psicologiche alla consulenza a distanza.
Gli strumenti da me utilizzati, e richiesti anche agli utenti, includono, oltre agli elementi strettamente tecnologici (PC, connessione ad internet e, se possibile, cuffie con microfono) anche la conoscenza di programmi specifici per le sedute in video conferenza, la chat e soprattutto un'indirizzo e-mail attraverso il quale viaggerà tutta la documentazione e lo scambio di moduli che prevedono: la richiesta di consulenza psicologica, il consenso informato, modelli per la raccolta dei dati anagrafici (tale da velocizzare i tempi), protocolli con prescrizioni comportamentali ecc. 
Inizialmente, il primo approccio o richiesta da parte dell'utente, può avvenire attraverso: 
  • la sezione contatti del sito professionale, quindi tramite e-mail o chiamata telefonica;
  • il profilo sui social tipo Facebook, twitter, o i contatti Skype o l'account su Google
  • i portali specialistici dove il professionista risulta iscritto.
Nella mia personale impostazione, riguardante la procedura di consulenza psicologica on-line, prevedo un primo contatto rimandando l'utente allo sportello di primo ascolto gratuito che si svolge 3 volte a settimana su Facebook e Skype, oppure attraverso una prima e-mail in cui l'utente espone la sua problematica. Ciò è importante perché in questo modo il professionista può rendersi conto se il problema rientra o meno nelle proprie competenze specifiche e il soggetto potrà avere già un primo orientamento su come gestire le sue difficoltà.
Successivamente, se lo psicologo ritiene di potere intervenire e il paziente è d'accordo nel voler intraprendere un percorso psicologico, si procede con l'invio, attraverso e-mail, del modello per la richiesta di consulenza psicologica a distanza; tale modello comprende anche una parte riguardante il consenso informato.
Il soggetto scarica dalla sua posta elettronica il documento che dovrà compilare, salvare e re-inviare indietro allo psicologo, sempre attraverso e-mail. Successivamente all'avvenuto pagamento, tramite bonifico bancario o accredito su poste-pay, viene fissato il giorno e l'ora dell'appuntamento nella modalità scelta dal paziente, almeno nella prima fase del processo. Poi, sempre in una filosofia tesa ad ottimizzare i tempi (filosofia che caratterizza tutto il processo di consulenza psicologica e trattamento on-line) viene spedito un altro documento per la raccolta dei dati anamnestici, che sarà compilato e rispedito via e-mail prima della data prefissata per l'appuntamento. 
Quindi, mentre in una prima fase (pochi incontri) sarà il soggetto a scegliere la modalità con la quale intende usufruire della consulenza, successivamente si potrebbe presentare l'esigenza di modificare tale modalità adattandola all'indicazione relativa all'intervento e al trattamento adatto al problema e alla persona. 
Descriverò ora brevemente le varie modalità di intervento psicologico a distanza.
E-MAIL
Questa modalità è l'equivalente della comunicazione epistolare dei tempi passati. E' la preferita da chi ama scrivere ed è portato ad esprimere con più facilità le proprie emozioni, pensieri e problemi attraverso la scrittura. Senza trascurare il fatto che già, solo il riflettere e organizzare i propri vissuti in modo tale da trasferirli, attraverso la tastiera, su un documento che poi sarà visionato dallo psicologo, è già di per se stesso un efficace inizio del processo di superamento delle difficoltà dell'utente. Se si vuole, si può considerare tale modalità come un "diario interattivo", dove poter buttare giù tutto ciò che si ha dentro, nei tempi e nei modi in cui si sente il bisogno di liberarsene, con la possibilità di ottenere in risposta un'analisi e un'interpretazione obiettiva dei contenuti e dei vissuti descritti e, quando necessario, suggerimenti concreti o prescrizioni comportamentali adeguate. Chi preferisce può scrivere su carta, anziché su una tastiera, e spedire il tutto via posta al professionista.
CHAT
La consulenza psicologica via chat è la preferita dei giovani, i cosiddetti "nativi digitali", i quali hanno acquisito una grande dimistichezza con la comunicazione interattiva scritta e veloce così per come la permettono i social e i cellulari. E' possibile, con questa modalità, risolvere con pochi appuntamenti in chat, piccoli problemi giovanili, ma anche problemi più importanti che si ritrovano a vivere gli adulti. Appare evidente che questa modalità richiede un profilo sui social, un account Skype o whattsapp, ma soprattutto la capacità di "compattare" quanto più possibile i propri vissuti, esperienze, emozioni e sentimenti tali da poter viaggiare attraverso questo canale. In chat, come d'altronde avviene anche per la consulenza via e-mail, possono viaggiare benissimo le prescrizioni comportamentali adatte al soggetto e ai suoi problemi.
AUDIO
Questa modalità prevede l'uso del telefono, oppure un account Skype da utilizzare solo come audio. Tale mezzo permette gli stessi identici contenuti della chat; ma, chiaramente, tutto si svolge più velocemente e fluidamente, come in un colloquio vero e proprio e viene scelto principalmente da persone adulte che hanno difficoltà a comunicare scrivendo, o non hanno dimestichezza con i sistemi tecnologici che in questo modo possono ricevere sostegno psicologico, indicazioni e prescrizioni comportamentali allo stesso modo di chat ed e-mail.
VIDEO-SEDUTA
Questa modalità è quella che più si avvicina alla consulenza in studio. Essa permette anche il contatto visivo e quindi può essere fatto molto di ciò che viene fatto normalmente in studio. Certo, non possono essere somministrati la maggior parte dei test della personalità o quelli che misurano le capacità intellettive, di sicuro non possono svolgersi sedute di ipnosi, in compenso possono essere apprese tecniche di rilassamento psico-fisico per un lavoro sul doppio binario (fisico e psichico), possono essere applicati protocolli che prevedono step di prescrizioni comportamentali individualizzati, percorsi di crescita personale con visualizzazioni guidate o musicoterapia, oltre, naturalmente, al sostegno psicologico di cui può necessitare una persona in momenti e fasi particolari della propria vita. 

In conclusione: il "Web Counseling", cioè la consulenza psicologica via internet e l'adattamento di alcune tecniche psicologiche, tali da poter essere svolte on-line, sembrano oggi, essere orientate ad influenzare inevitabilmente le metodologie future inerenti l'approccio alle problematiche umane, psicologiche, comportamentali e relazionali.




Per approfondimenti:
 Approfondimenti su questo stesso sito:

mercoledì 8 aprile 2015

Stili di studio poco efficaci

Foto tratta da: "psicologicampani.it"
L'essere umano è un organismo destinato ad apprendere e, già fin da piccolo, ha in se stesso la capacità innata di trasformare i limiti in punti di forza, le difficoltà in risorse; ma non sempre le cose vanno in questo modo. Spesso il percorso è costellato da blocchi, interruzioni, difficoltà a raggiungere la meta spesso proprio quando si giunti vicino al traguardo, ecc. 
Il prototipo del periodo della vita da studente va dalla prima giovinezza alla prima età adulta e cioè dall'inizio della scuola secondaria fino all'università. E questo è anche il periodo maggiormente affrontato nella pratica clinica. Con i bambini si preferisce intervenire mediante la terapia indiretta e cioè attraverso i genitori.
Le difficoltà che lo studente incontra nel corso della sua carriera scolastica possono riguardare la comprensione, la memorizzazione, l'apprendimento e l'esposizione; e nei suoi tentativi di risolvere i problemi si possono rintracciare pattern percettivo-reattivi abbastanza tipici alcuni di questi sono basati sull'intensificazione volontaria del controllo; altri su strategie di evitamento. In pratica di fronte alle difficoltà lo studente o si impegna di più (ma in modo inconcludente) oppure scappa, fugge e alla fine rinuncia. 
Le categorie che seguono raggruppano gli studenti in base alle varie tipologie di stili poco efficaci che normalmente adottano di fronte a difficoltà nello studio.

LO STUDENTE INCATENATO
La prima tipologia di blocco coinvolge sia la motivazione che l'attività di studio. E' il punto di arrivo di una difficoltà divenuta ormai impedente come reazione all'imposizione dello studio, sia esso etero o autoindotto.
La manifestazione più tipica è lo stupor di fronte al libro. A questo livello di blocco

lunedì 30 marzo 2015

Psicofarmaci o consulenza psicologica on-line: cosa scegliere?




Oggi, purtroppo, almeno inizialmente, l'approccio privilegiato per il trattamento di molti fra i disturbi psicologici (anche meno gravi) continua ad essere quello farmacologico. 
Si considerano gravi, i disturbi psichici come la schizofrenia, le psicosi, le depressioni maggiori, i disturbi bipolari e altri, per i quali una terapia farmacologica si rende comunque necessaria, almeno inizialmente. Per problemi, invece, di tipo nevrotico, psicosomatico, disturbi derivati da trauma, ansia e stress sarebbe auspicabile intervenire con trattamenti meno invasivi per l'organismo, quanto meno dal punto di vista chimico. 
Invece, oggi, anche per questi lievi disturbi si ricorre agli psicofarmaci. Così, per sedare l'ansia, per affrontare la paura o lo stress, per superare un trauma, per poter dormire si

mercoledì 25 marzo 2015

Calliginefobia: la paura delle donne belle


DEFINIZIONE
Il termine Calliginefobia o Venustrafobia indica una paura persistente, anormale e ingiustificata delle belle donne. Non tutti conoscono l’esistenza di questa fobia che colpisce prevalentemente gli uomini, relegandoli a vivere nel terrore. soprattutto quando si trovano in presenza di una donna di particolare avvenenza. 
Questa fobia che può sembrare strana, si manifesta quando ci si ritrova in presenza di una donna di particolare avvenenza, ed è in grado di scatenare un vero e proprio panico da bellezza femminile. 

CAUSE
Secondo gli esperti questa particolare fobia trova le sue cause in situazioni traumatiche

mercoledì 18 febbraio 2015

Dismorfofobia: quando il corpo diventa un nemico


DEFINIZIONE
Il termine Dismorfofobia deriva dalle parole greche: timore (phobos) della forma distorta (dis-morphé) e fu coniato per la prima volta alla fine dell'ottocento da Morselli. Tale disturbo psicologico è caratterizzato da un’eccessiva preoccupazione per un difetto fisico realmente esistente o percepito come reale. Si tratta di una percezione alterata della propria immagine corporea, in cui l’ossessione per un difetto, inesistente o minimo, domina la vita della persona, e queste preoccupazioni spesso diventano incontrollabili, portandola a passare molte ore della giornata a rimuginare sul difetto fisico.
La persona può passare molto tempo davanti ad uno specchio, o al contrario evitare qualunque superficie che possa riflettere la sua immagine, e tenterà di nascondere il difetto in qualunque modo, per es. con il trucco o con l’abbigliamento. 
La dismorfofobia è un disturbo grave che può portare il soggetto all’isolamento sociale, minando la sua autostima, generando insicurezza e portandolo spesso a far sfociare l’angoscia in comportamenti fobico-ossessivi. Come avviene per tutte le paure che diventano patologiche, la dismorfofobia è un disagio fortemente limitante 

venerdì 13 febbraio 2015

Il Disturbo Post Traumatico da Stress raddoppia nelle donne il rischio di sviluppare il diabete



Secondo i ricercatori della Mailman School of Public Health alla Columbia University e l’Harvard School of Public Health, le donne con Disturbo Post Traumatico da Stress (DPTS) hanno una probabilità quasi due volte maggiore di sviluppare il diabete di tipo 2, rispetto alle donne che non hanno tale diagnosi. 

Lo studio longitudinale di questi ricercatori fornisce la prova, ad oggi più significativa, di una relazione causale tra DPTS e diabete di tipo 2. I risultati sono stati pubblicati online sulla rivista JAMA Psychiatry . 

I ricercatori hanno analizzato i dati del sondaggio, raccolti dal 1989 al 2011, di 49.739 donne iscritte al Nurses Health Study II ed hanno trovato che, più erano alti il numero e la gravità dei sintomi del DPTS, più era elevato, per una donna, il rischio di sviluppare il diabete di tipo 2. Dall’età di

lunedì 9 febbraio 2015

Disturbo Post Traumatico da Stress (DPTS)

“Possiamo essere schiavi del passato ma dobbiamo assolutamente essere i signori del futuro“. B. Pascal

DEFINIZIONE
Il disturbo post traumatico da stress (DPTS) consiste in una sindrome caratterizzata da forti sofferenze psicologiche causati da un evento traumatico, catastrofico o violento.
Originariamente esso era conosciuto come nevrosi da guerra, proprio perché inizialmente tale disturbo veniva spesso riscontrato nei soldati reduci da combattimenti e situazioni belliche molto cruenti. Successivamente, in particolare dopo la guerra del Vietnam, la prevalenza delle sindromi post-traumatiche nel personale militare iniziò a manifestarsi in modo significativo ed il tema iniziò ad essere portato all'attenzione di alcuni psichiatri sensibili al problema, così che nel 1980 fu introdotta nel DSM III la diagnosi di Post-Traumatic Stress Disorder. Nella versione riveduta del DSM IV sono individuati 3 differenti tipi di disturbi:

  • Disturbi dell'Adattamento (DA): si tratta di disturbi di moderata entità, con sintomi di tipo ansioso e depressivo, reattivi ad un evento emotivamente significativo ma che non implica necessariamente un'esperienza di morte (reale o minacciata) è il caso, ad esempio, di un abbandono amoroso o di un licenziamento improvviso;
  • Disturbo Acuto da Stress (DAS): è una condizione psicopatologia acuta che si manifesta, entro un breve

venerdì 6 febbraio 2015

Onicofagia


DEFINIZIONE E DESCRIZIONE
L’onicofagia è un disturbo compulsivo che porta il paziente a mangiare le proprie unghie e, nei casi più gravi, anche le pellicine e le cuticole circostanti, con conseguenze nocive sia a livello fisico che psicologico.

Il DSM-IV-R classifica l'onicofagia come un disturbo del controllo degli impulsi.  E' solitamente classificata tra i disturbi comportamentali e delle emozioni che si presentano durante l’infanzia e l’adolescenza; se trascurata, l’onicofagia può protrarsi fino all’età adulta. Si tratta di un’attività inconscia compiuta dal soggetto, il quale, per la maggior parte del tempo, non si rende conto di quando le mani sono portate alla bocca e i denti cominciano a rosicchiare le unghie.
Questa abitudine di rosicchiare le estremità delle dita si manifesta soprattutto in periodi di nervosismo, noia e stress, e può rappresentare semplicemente un sintomo di ansia, ma anche di disagio profondo. Molte volte essa trae origine da uno stato emotivo inquieto, espressione di un disagio affettivo avente lo scopo di scaricare le tensioni interne.
La maggior parte delle persone trova in questa abitudine l’unico modo per calmare sé stessi.

PSICODINAMICA
Secondo la teoria freudiana, l’abitudine di mangiare le unghie è un sintomo di fissazione orale, in quanto si manifesta prevalentemente con un’ossessiva stimolazione della zona. Inoltre, portare qualcosa alla bocca richiama, a livello metaforico, l’esperienza del seno materno e l’onicofagia è utilizzata per ottenere lo stesso effetto calmante. 

CAUSE
All’origine del vizio di mangiarsi le unghie, spesso vi è una

lunedì 26 gennaio 2015

Efficacia della Terapia Strategica Breve

Ecco le percentuali inerenti la risoluzione di alcuni problemi trattati applicando i protocolli specifici messi a punto dalla Terapia Strategica Breve:



(I disturbi indicati in verde sono già stati trattati su questo Blog, gli altri saranno trattati in seguito)

Disturbi d'ansia (nel 95% dei casi)
- disturbo da attacchi di panico - agorafobia - disturbo d'ansia generalizzato - fobia sociale
- disturbo post-traumatico da stress (PTSD) - fobie specifiche (di animali, oggetti, situazioni)

Disturbi ossessivi compulsivi (nel 89% dei casi)
- ossessioni - compulsioni - disturbi somatoformi (ipocondria, dismorfofobia, ecc..)

Disordini alimentari (nel 83% dei casi)
- Anoressia - Bulimia - Vomiting - Binge Eating

Disturbi sessuali (nel 91% dei casi)
- difficoltà di erezione - eiaculazione precoce - vaginismo e dispaurenia - disturbi del desiderio

Depressione (nel 82% dei casi) - nelle sue varie forme

Problemi relazionali nei diversi contesti (nel 82% dei casi)
- coppia - famiglia - lavoro - relazioni sociali

Problemi dell'infanzia e dell'adolescenza (nel 82% dei casi)
- disturbo da deficit dell'attenzione con iperattività, - disturbo oppositivo-provocatorio, - mutismo selettivo, - disturbo da evitamento, - ansia da prestazione, - fobia scolare - disturbo da isolamento

Disturbi legati all'abuso di Internet (nel 80% dei casi)
- la dipendenza dalla rete - la information overloading addiction: quando le informazioni non bastano mai
- lo shopping compulsivo in Rete - on-line gambling: ovvero le scommesse in rete
- il trading on-line compulsivo
- la chat dipendenza - la dipendenza da cybersesso

Per sapere in cosa consiste la Terapia Strategica Breve cliccare QUI


I dati sono stati tratti dal sito: "Strategic Therapy Center - Research & Development, Training and Consulting Istitute"



lunedì 1 settembre 2014

Anoressia nervosa

DEFINIZIONE
Il termine Anoressia letteralmente significa: "perdita o diminuzione dell'appetito". Trattasi di una diminuzione o abolizione dell'alimentazione con spesso un ostinato rifiuto dei cibi che suscitano, per lo più, una vera e propria repulsione.
Se il soggetto viene forzato a mangiare, il fenomeno repulsivo si accentua con insorgenza anche molto acuta.
L'Anoressia mentale o nervosa è certamente la patologia più conosciuta tra i vari disordini alimentari, questo probabilmente è dovuto al fatto che fra tutti i disturbi alimentari è l'unico ad essere direttamente mortale e per questo motivo inevitabilmente scatena forti preoccupazioni e attenzioni soprattutto da parte dei familiari. 
Si tratta di una patologia che colpisce prevalentemente le giovani donne (tra i 13 e i 20 anni) e sovente i primi sintomi compaiono all'epoca del menarca. Tuttavia, si può affermare che, soprattutto negli ultimi anni, sono in aumento i casi di anoressia anche tra i giovani uomini. 
È importante, inoltre, sottolineare che l'anoressia nervosa è più diffusa nei paesi più progrediti industrialmente; infatti, si tratta di una sindrome legata al