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domenica 13 ottobre 2024

Approccio Olistico della Psicologia Clinica

Benvenuti nel mio spazio dedicato al benessere psicologico e alla crescita personale!

Mi chiamo Maria Giovanna Zocco, sono una psicologa clinica specializzata in tecniche autogene e visualizzazioni guidate. Nel corso degli anni, l'esperienza e le nuove conoscenze sul funzionamento della mente e del corpo umano mi hanno condotto a virare verso un approccio olistico mirato a considerare la persona nella sua interezza, integrando mente, corpo e spirito per affrontare e superare disturbi d'ansia, problematiche legate alla personalità e malattie psicosomatiche.

Il Mio Approccio

Credo fermamente che ogni individuo sia unico e che le sue esperienze siano la chiave per la guarigione. Utilizzo tecniche autogene, che permettono di raggiungere uno stato di profondo rilassamento e autocontrollo, insieme a visualizzazioni guidate, per facilitare la connessione tra il pensiero e le emozioni. Questo metodo aiuta a ridurre l’ansia e a promuovere un benessere duraturo.

Obiettivi e Strumenti del Percorso

  1. Riconoscere e Comprendere: Iniziamo con una valutazione approfondita delle tue esperienze e dei tuoi sentimenti. Comprendere le origini delle difficoltà è il primo passo verso la guarigione.

  2. Tecniche di Rilassamento: Ti insegnerò tecniche di rilassamento e gestione dello stress che potrai utilizzare nella vita quotidiana per affrontare le sfide con maggiore serenità.

  3. Visualizzazioni Guidate: Attraverso visualizzazioni, potrai esplorare e rielaborare emozioni e pensieri, promuovendo la tua capacità di resilienza e benessere.

  4. Sviluppo Personale: Ti supporterò nel tuo percorso di crescita personale, aiutandoti a costruire una maggiore consapevolezza di te stesso e a potenziare le tue risorse interiori.

Perché Scegliere un Approccio Olistico?

L'approccio olistico non si limita a trattare i sintomi, ma cerca di comprendere e affrontare le cause profonde dei disagi. La connessione tra mente e corpo è fondamentale, e attraverso queste tecniche potrai scoprire come liberarti da blocchi emotivi e raggiungere uno stato di equilibrio.

Contattami

Se sei pronto/a per iniziare un percorso di trasformazione e desideri maggiori informazioni, non esitare a contattarmi. Insieme possiamo lavorare per raggiungere il tuo benessere psicologico e personale.

Nr. di cellulare 389 116 1310 per contatti telefonici o su WhatsApp

Ti aspetto per iniziare questo viaggio insieme! 

sabato 21 novembre 2020

ANATOMIA DELLA PAURA E COME GESTIRE LE PRINCIPALI PAURE ATTUALI

Disegno di Fabio Magnasciutti, immagine tratta dal sito: newstown

IL RUOLO DELLA PAURA NEGLI ESSERI VIVENTI
La paura è una delle reazioni più antiche e radicate negli esseri viventi, il cui scopo è quello di proteggerli dai pericoli provenienti dal mondo esterno. 
La paura è così importante per la preservazione delle specie viventi da essere presente sia nelle forme di vita più elementari che in quelle più strutturate. Essa può assumere quindi forme semplicissime, come ad esempio l'automatico richiudersi e appallottolarsi del riccio di fronte ad un pericolo; oppure molto complesse, come nell’uomo, dove la paura innesca meccanismi che, in risposta ad uno stimolo, partono dal cervello e coinvolgono l’intero organismo.

ANATOMIA DELLA PAURA NELL'ESSERE UMANO
La risposta alla paura ha inizio in una zona chiamata amigdala, situata in profondità nel cervello. Da qui, tutte le volte che si presenta uno stimolo interpretato come minaccia, si innesca una reazione a catena molto complessa: vengono rilasciati ormoni dello stress, si attiva una parte del sistema nervoso conosciuto come: sistema nervoso simpatico, che risulta essere coinvolto in quelle funzioni definite di «attacco o fuga». Il cervello entra in uno stato di allerta che viene tramesso all'organismo, così le pupille si dilatano, il respiro accelera. Aumenta anche la frequenza cardiaca, la pressione e il flusso sanguigno. I muscoli ricevono più glucosio, mentre organi non vitali, come il sistema gastrointestinale, vengono posti in uno stato di ridotta attività.
In questo modo la concentrazione è tutta rivolta al pericolo, e il corpo si prepara ad affrontarlo nel modo più opportuno. In contemporanea parte una valutazione della minaccia per cui intervengono altre aree del cervello, come l’ippocampo e la corteccia prefrontale, che aiutano a interpretare la minaccia percepita. Se ci si trova di fronte a un falso allarme, interviene il sistema nervoso parasimpatico e la risposta si spegne, mentre nel caso di pericolo reale la risposta continua a essere alimentata. 
È proprio questo sistema complesso che ha consentito alla specie umana di sopravvivere a innumerevoli pericoli nel corso della propria storia. Ed è lo stesso meccanismo che viene attivato di fronte a pericoli che minacciano la nostra sopravvivenza come lo è, ad esempio, la malattia. 

ATTUALITA' DELLE PAURE
Oggi, sempre più spesso, accade che questo complesso sistema di auto-protezione diventa disfunzionale e molto pericoloso per la salute e il benessere psico-fisico dell'organismo. 
Quando la minaccia esterna viene percepita come un pericolo continuo e costante (come ad esempio nel caso del coronavirus Sars-CoV-2) lo stato di allerta è sempre attivo, anche se ciò avviene al di sotto della consapevolezza corporea e anche psichica. 
In tal caso, il sistema parasimpatico non si attiva per sedare la condizione di allerta in cui l'organismo è stato posto dal sistema nervoso simpatico, così l'unità psico-fisica si ritrova in uno stato costante di allerta. 
Questo, se prolungato nel tempo, potrebbe dare origine a tantissimi disturbi, sia dal punto di vista corporeo determinando le cosiddette malattie psicosomatiche, sia dal punto di vista psichico con stati d'ansia generalizzati, ipocondria (paura della malattia), depressione, ossessioni e compulsioni o varie forme di fobie come rupofobia (paura dello sporco), agorafobia (paura di uscire), claustrofobia (paura di sostare in ambienti chiusi) ecc.

TECNICHE DI GESTIONE DELLE PAURE
Come affrontare e superare questo tipo di meccanismo  fisiologico alterato, scatenato da una paura costante e prolungata nel tempo? Come trattare le paure a livello cognitivo e psichico? 
Per imparare a gestire e risolvere le paure bisogna affrontarle a diversi livelli e da diversi punti di vista. 
Dal punto di vista storico ed eziologico bisogna indagare sull'origine, il contesto in cui la paura si presenta la prima volta, sulle modalità con le quali si manifesta, rilevare eventuali correlazioni con particolare eventi accaduti nella vita ecc. 
Dal punto di vista cognitivo si potrebbe studiare, imparare, farsi aiutare a comprendere il funzionamento dell'organismo in modo tale da capire da soli ciò che è bene o ciò che potrebbe essere nocivo per la nostra salute; e questa conoscenza deve spaziare a 360 gradi: dall'alimentazione alle difese immunitarie, dai farmaci ai rimedi naturali, dalle relazioni alle dinamiche familiari e così via. 
Dal punto di vista pratico, nel caso di stati d'ansia generalizzati, di stress emotivo e di percezione di una costante tensione psico-fisica si possono apprendere delle tecniche specifiche che incidono sul funzionamento e riequilibrio del sistema nervoso simpatico e parasimpatico. Tali tecniche vengono personalizzate e adattare al soggetto e alle sue difficoltà, e  si possono apprendere attraverso poche video-sedute on-line. 
Nel caso di disturbo ipocondriaco, depressione, fobie legate sia allo stato di disagio attuale (scaturito dalla pandemia) che da altre situazioni particolari, alle suddette tecniche si associano prescrizioni comportamentali, visualizzazioni guidate, tecniche di svelamento, ristrutturazione delle abituali modalità di pensiero ecc. 
L'importante è imparare a gestire le paure, qualsiasi tipo di paura, perché anche se non possiamo controllare direttamente ciò che accade intorno a noi, possiamo però imparare a controllare le nostre reazioni e le nostre azioni a beneficio di un benessere fisico, psichico e anche spirituale.

giovedì 30 gennaio 2020

Diario Interattivo Psicologico e Analitico (D.I.P.A.)



Spesso nei percorsi di consulenza psicologica e nella psicoterapia si rende particolarmente utile l'utilizzo di uno strumento molto interessante: il "Diario di Bordo". 
Si tratta di un vero e proprio diario personale (di solito se ne fa esperienza soprattutto nel periodo dell'adolescenza) che il paziente inizia a scrivere e che porterà in seduta per commentarlo e analizzarlo insieme allo psicologo. 
Oggi, con l'avvento e l'evoluzione degli strumenti tecnologici, la psicologia ricorre sempre più spesso a modalità di intervento e di consulenza attraverso sedute on-line; questo accade spesso per venire incontro alle esigenze di molte persone che hanno difficoltà a muoversi da casa per recarsi nello studio del professionista o, per non interrompere la terapia, nel caso in cui il paziente debba recarsi fuori sede o all'estero o, semplicemente, perché la persona si sente più a suo agio svolgendo le sedute da casa sua.
Principalmente vengono utilizzate le video-sedute con Skype, ma oggi, spesso, anche le sedute in chat su WhatsApp o attraverso uno scambio epistolare via e-mail ecc. 
Così, riprendendo l'idea del "Diario di Bordo" utilizzato in terapia, ho ideato il Diario Interattivo Psicologico ed Analitico (D.I.P.A.).
Al fine di monitorare al meglio gli accadimenti della vita del paziente, i suoi cambiamenti, i progressi, le scelte, le decisioni, si rende utile tenere un diario su cui riportare i fatti importanti che gli accadono, le azioni, i conflitti con se stesso e con gli altri, i malesseri fisici, le preoccupazioni, i pensieri ricorrenti, i ricordi e, se li ricorda, la mattina annotare anche i sogni che (essendo materiale proveniente dall'inconscio) può essere poi successivamente analizzato in seduta .
Il Diario Interattivo ed Analitico è uno strumento anch'esso importante nella consulenza psicologica, al pari di altre tecniche. Esso può accompagnare un percorso di psicoterapia, di consulenza psicologica o semplicemente essere proposto da solo, unicamente per ottenere un sostegno psicologico, una guida magari in periodo particolarmente delicato della propria vita.
Intanto, tenere un diario è sempre terapeutico per la persona che scrive, in quanto esso costituisce già un modo per scaricare le proprie emozioni e organizzare i propri pensieri; poi, diventa interattivo nel momento i cui viene monitorato dallo psicologo che può seguire il soggetto, passo dopo passo, per il tutto il periodo della consulenza e, infine, diventa analitico nel momento in cui, durante la seduta, o semplicemente, interagendo sul diario stesso in tempo reale, vengono esaminati e commentati insieme i vissuti e i sogni in esso riportati. 
Il Diario Interattivo Psicologico ed Analitico (D.I.P.A.) può essere prodotto in diversi modi: o nella modalità classica scrivendo magari su un'agenda o su un taccuino, da consegnare poi allo psicologo durante la seduta; oppure in modalità elettronica attraverso un diario interattivo via internet da me ideato e adattato, di volta in volta, alla problematica della persona e predisposto in base a ciò che si vuole riportare o rilevare. 
Nel Diario Interattivo via internet lo psicologo esaminerà i vissuti del paziente, se il caso evidenzierà alcune parti e risponderà comunicando le proprie riflessioni, a volte potrà chiedere delle precisazioni, potrà dare spunti di riflessione o prescrizioni comportamentali.
La persona non è assolutamente obbligata a scrivere ogni giorno, ma soltanto quando ritiene che ha qualcosa di importante da annotare, da scaricare emotivamente e da condividere con lo psicologo, nel caso in cui volesse un riscontro oggettivo o ulteriori spunti di riflessione riguardo ai fatti che gli accadono o i progressi del lavoro che si sta svolgendo insieme.
Nel caso del Diario Interattivo in formato elettronico, lo schema verrà da me predisposto e personalizzato in base alle esigenze e agli obiettivi della persona.  Potrà essere ideato e predisposto solo per un mese, per più mesi o anche per un anno; può essere interrotto in ogni momento, ed essere ripreso a distanza di tempo, oppure non riprenderlo affatto. Viene protetto con password e alla fine della consulenza o della terapia, può essere conservato o eliminato completamente. 
Il Diario Interattivo Psicologico ed Analitico (D.I.P.A.) rimane un ottimo strumento che permette allo psicologo di accompagnare al meglio i propri pazienti nel pezzo di strada che percorrono insieme. Per qualsiasi problema o difficoltà che la persona si ritrova a vivere e ad affrontare, in determinate fasi della propria vita, il D.I.P.A. diventa, non solo un mezzo utile per non sentirsi soli, ma anche uno strumento per riversare all'esterno pensieri ed emozioni sapendo che c'è un professionista che li raccoglie ed è in grado di fornire un sostegno qualificato, una guida, un suggerimento o una vera e propria prescrizione comportamentale indicata per quel particolare problema o difficoltà che la persona sta vivendo e sperimentando.

Per ulteriori informazioni sul Diario Interattivo Psicologico ed Analitico scrivere al seguente indirizzo e-mail: mgzocco@gmail.com oppure tramite WhatsAppal nr. 389 116 1310



venerdì 8 novembre 2019

I nostri geni rispondono positivamente al giusto tipo di felicità



Il giusto tipo di felicità non solo ci fa sentire bene a livello psicologico, ma si riflette anche sull'organismo fino ad influenzarne il codice genetico..

Lo studio, pubblicato sulla rivista Proceedings of National Academy of Sciences , ha esaminato il modello di espressione genica all'interno delle cellule responsabili della lotta contro le malattie infettive e le difese immunitarie dell'organismo in generale. (Fredrickson et al., 2013 ).

Gli 80 partecipanti allo studio hanno riferito i livelli di due diversi tipi di felicità:

Felicità edonistica: cioè il tipo di felicità che si ottiene dalla semplice auto-gratificazione, come gustare un buon pasto o acquistare una macchina nuova.

Felicità eudemonica: cioè il tipo di felicità che si ottiene lavorando per un nobile obiettivo o per la ricerca del senso della vita.

Ciò che i ricercatori hanno trovato è che le persone che presentavano un miscuglio di entrambi i tipi di felicità si sentivano ugualmente felici. Né un tipo di felicità superava l'altro.

Una differenza però è emersa a livello genetico. In coloro che manifestavano livelli più elevati di felicità eudemonica, è stata rilevata anche una forte concentrazione di anticorpi e geni antivirali.

Al contrario, le persone con livelli più elevati di felicità edonistica avevano una più debole concentrazione di anticorpi e geni antivirali.

Steven Cole, uno degli autori dello studio ha spiegato:

"Ciò che questo studio ci dice è che fare il bene e sentirsi bene hanno effetti molto diversi sul genoma umano, anche se essi generano livelli simili di emozione positiva. A quanto pare, il genoma umano è molto più sensibile ai differenti modi di raggiungere la felicità che alla felicità stessa".

L'autrice principale, professoressa Barbara L. Fredrickson, suggerisce che:

"Siamo in grado di rendere felici noi stessi attraverso i piaceri semplici, ma questo non aiuta ad ampliare la nostra consapevolezza o potenziare le nostre capacità in modi che ci avvantaggiano fisicamente. A livello cellulare, invece, i nostri corpi sembrano rispondere meglio ad un diverso tipo di benessere, quello basato su un senso di coinvolgimento con gli altri o che abbia un nobile scopo. "


lunedì 12 agosto 2019

Come guardare i programmi politici in TV e restare sani di mente

"Ci pagano per non farvi capire cosa succede oggi in Italia".
Dichiarazione shock di un regista di successo autore di programmi come: Tutti pazzi per la Tele, Affari tuoi, E' nata una stella e Grande Fratello 9.

Foto tratta dal sito: "conoscenze al confine"
Oggi propongo un tema meno specialistico ma, forse, molto utile a tutti coloro che vorrebbero difendersi dalla manipolazione operata dai mass-media.
Il primo passo è capire il modo in cui gli utenti vengono manipolati. TV e giornali sono il più importante mezzo per farlo. Con questo non dico che non dobbiamo più guardare la TV o leggere i giornali o seguire i social; dobbiamo però imparare ad estrapolare i fatti, ripulendoli dai fronzoli con i quali ce li presentano. Dobbiamo imparare ad ingrandire o rimpicciolire le notizie che danno in TV.
Quando accade che danno molto spazio ad una notizia insignificante o stupida, analizzandola e sviscerandola per giorni e giorni fino all'inverosimile: tranquilli che stanno gonfiando una cosa per soffocarne un'altra. Quindi girate canale e cercatevi un bel film. 
Quando fanno passare di striscio, o tentano di rimpicciolire una notizia grave, stanno coprendo qualcuno o cercando di difendere qualcosa o il sistema. In questo caso andate a fondo e cercate di documentarvi su chi e cosa stanno cercando di nascondere. 
Quando squalificano, delegittimano o ridicolizzano qualcuno è perché questi sta lavorando bene e sta lavorando per il popolo, quindi sta diventando troppo importante e il popolo se ne sta accorgendo; allora bisogna demolirlo, ridicolizzarlo e accusarlo di incapacità. State tranquilli che magari quella persona sta dando tutta se stessa nel compimento del proprio dovere.
Quando invece i giornalisti ossequiano troppo qualche politico o personaggio potente è perché ne hanno paura, forse temono di essere licenziati o relegati alle scartoffie. 
Quando nei talk show fanno recitare le litigate ad opinionisti, giornalisti e politici: stanno cercando di condizionare un popolo a fare lo stesso. Basta guardare i social e ce ne accorgiamo subito: la gente difende a spada tratta il proprio idolo politico come fosse la squadra del cuore, senza accorgersi che magari questi effonde attorno a sé solo parole, proclami, promesse, ma zero fatti. Queste persone, simili a tifosi, appaiono rigide, dalla mente chiusa, attaccano tutti coloro che non la pensano allo stesso modo e sono incapaci di modificare, anche di una sola virgola, il loro pensiero sclerificato anche di fronte alla più eclatante delle evidenze. 
Quando in TV propongono i risultati di sondaggi o le previsioni di voto: stanno già costruendo i risultati delle prossime elezioni. Non si sa come facciano, ma in un modo o nell'altro, tranne rare eccezioni, il sistema, i poteri forti ottengono i risultati che vogliono. Probabilmente lo fanno in tanti modi, ad esempio:
- operando di continuo sulla mente della gente, osannando un partito o un personaggio designato e squalificando o denigrando quello che il sistema non vuole assolutamente;
- costruendo sondaggi falsi in modo tale da indicare la tendenza in salita del partito o personaggio che il sistema vuole promuovere e in discesa quello che non vogliono tra i piedi.
Questi sono solo alcuni esempi. Ma qualsiasi programma o spettacolo, qualsiasi documentario o approfondimento potrebbe contenere in sé elementi subliminali volti ad orientare l'utente e condurlo lì dove il sistema vuole. 
Restare immuni a tutto questo e non lasciarsi influenzare non è facile ma neanche impossibile. 
Oltre a tenere sempre presente, quando guardiamo la TV, ciò che stato elencato sopra, bisogna anche lavorare su se stessi. 
E' necessario coltivare il proprio spirito critico, non nel senso di criticare tutto e tutti, ma riservarsi di riflettere e analizzare meglio ciò che tutti i giornali e TV tendono a riportare, in particolare quando lo fanno tutti in modo uguale: é allora che bisogna prestare attenzione a qualche voce fuori dal coro.
Inoltre, bisogna sempre coltivare la propria curiosità, cercare di andare a fondo in una notizia e soprattutto confrontarla con la realtà che si percepisce in giro. 
Ad esempio: quando un politico o personaggio di spicco viene presentato dai mezzi di comunicazione di massa sotto una luce positiva o viene indicato come la figura salvifica di uno Stato; mentre nelle piazze, nei bar e nella vita quotidiana si percepisce un sentimento di delusione o addirittura di risentimento o aggressività contro quel personaggio o quel partito, è probabile che la verità stia proprio nel "sentire" della piazza e non negli scampoli audio-visivi di interviste o comizi tagliati e selezionati ad hoc che fanno vedere in TV.
Un altra modalità per costruirsi una propria opinione e una mente poco influenzabile è quella di leggere: leggere tanto e di tutto, a partire dai classici fino ai libri di attuale pubblicazione, leggere di storia e di filosofia, di miti e di religioni, di politica e di società. Coltivare la propria curiosità su tutto.
Infine, un aspetto da non sottovalutare, è quello di costruirsi un "Io" forte, solido ma anche flessibile, di liberarsi da sentimenti di bassa autostima che spesso rendono la persona come una spugna, nel senso che assorbe tutto ciò che tocca senza alcuno spirito critico. Ciò può accadere perché la persona si ritiene non all'altezza di capire,  perché non si conosce, perché non riesce ad individuare in se stessa i punti di debolezza e i punti di forza, tale da poter utilizzare gli uni e gli altri nel modo migliore possibile; in tal caso bisogna che le persone si prendano cura di sé stesse, del proprio pensiero, della propria mente, del proprio spirito e della propria consapevolezza; bisogna che le persone imparino a liberarsi dai propri conflitti e dalle contraddizioni interiori perché più le persone imparano a conoscere se stesse e meglio conosceranno gli altri e sapranno leggere gli eventi oltre il velo delle apparenze.
Dott.ssa Maria Giovanna Zocco

venerdì 3 maggio 2019

Il Narcisismo digitale e le patologie da iperconnessione

Tra selfie e post anche il nostro assetto psicologico sta cambiando: possiamo parlare di patologie da iperconnessione? Quali sono le più preoccupanti?

Fonte:

La cognizione di una diffusione di tratti narcisistici nella popolazione occidentale ha portato diversi autori a indagarne i motivi, c’è chi ha parlato di cultura del narcisismo e addirittura di un’epidemia del narcisismo.

Che cos’è il narcisismo? 
In ambito psicologico, il narcisismo è un tratto della personalità e può essere considerato, secondo la logica di un continuum, uno stato normale. Il narcisismo ha di per sé un’accezione positiva: indica l’amore sano e legittimo per se stessi (Behary, 2013). Perde tale connotazione quando si lega ad un bisogno abnorme di attenzione, affermazione, apprezzamento, gratificazione esterna. Se quest’atteggiamento psicologico interferisce seriamente con i rapporti interpersonali, gli impegni quotidiani e la qualità della vita, può assumere una dimensione patologica culminante nel disturbo narcisistico di personalità.

Il narcisismo digitale
Con l’arrivo del Web, ed in modo particolare dei social network, si è assistito ad una proliferazione del narcisismo sotto forma di narcisismo digitale. Con l’espressione di “narcisismo digitale” alcuni filoni di ricerca indicano un insieme di pratiche comunicative tipiche dell’universo 2.0 e fondate su un egocentrismo così accentuato da apparire patologico (Zona, 2015). 
La cognizione di una diffusione di tratti narcisistici nella popolazione occidentale ha portato diversi autori a indagarne i motivi: c’è chi ha parlato di cultura del narcisismo (Lasch, 1979), e addirittura di un’epidemia del narcisismo (Twenge, Campbell, 2009). In un articolo di Erica Benedetto, scritto per l’occasione su State of Mind, ci viene mostrato uno studio condotto tra gli atenei di Swansea e Milano (Reed, Bircek, Osborne, Viganò, Truzoli, 2018) in cui si afferma che farsi più selfie rinforzerebbe i tratti narcisitici di personalità. I ricercatori hanno preso in esame 74 individui di età compresa dai 18 ai 34 anni, durante un periodo di quattro mesi. Un altro elemento preso in considerazione è stata l’assiduità con cui i partecipanti hanno utilizzato i social media (Twitter, Facebook, Instagram e Snapchat) durante il corso della ricerca. In media, durante l’arco temporale dello studio, i partecipanti hanno usato i social per tre ore al giorno, nonostante qualcuno abbia riportato un utilizzo di ben 8 ore circa. In percentuale, Facebook si è rivelato essere la community digitale più utilizzata (60%), a seguire Instagram (25%) e infine, Twitter e Snapchat (13%). I due terzi dei soggetti coinvolti adoperavano i social principalmente per postare selfie. I social network quindi funzionavano da moltiplicatori del loro desiderio di essere al centro dell’attenzione. Soprattutto perché agiscono principalmente sull’immagine. Inoltre, è stato dimostrato che i partecipanti allo studio che erano soliti postare un numero eccessivo di selfie, in accordo con la scala di misurazione utilizzata, presentavano il 25% dei tratti narcisistici oltre il cut-off clinico per il Disturbo Narcisistico di Personalità. Per la prima volta, grazie a questa ricerca, si è giunti dunque a dimostrare l’esistenza di una correlazione tra la frequenza di utilizzo dei social media e narcisismo in relazione alla pubblicazione dei selfie.

Ed ancora, una collega italiana in forza all’University of Georgia, in uno studio condotto su 130 profili di facebooker, ha evidenziato come il numero di amici, il tipo di immagini e i commenti associati a un profilo costituiscano una misura attendibile del grado di narcisismo dell’utente. I narcisisti, secondo quanto emerso dallo studio della Dott.ssa Buffardi, pubblicano sulle loro pagine le foto in cui compaiono più belli e trendy mentre i “normali” utilizzano preferenzialmente foto banali, magari scattate al volo con un telefonino o una webcam (Buffardi, 2008). I siti di social networking sembrerebbero quindi offrire l’ambiente ideale per la proliferazione di alcuni tipi di personalità narcisistiche che hanno l’intento di promuovere se stesse e cercare l’ammirazione degli altri su larga scala.

Questo è quello che emerge da uno studio pubblicato sulla rivista CyberPsychology, Behavior and Social Network. Lo studio, tutto italiano di studiosi dell’Università di Firenze, dal titolo Narcisisti grandiosi e vulnerabili: chi è a maggior rischio di dipendenza da Social Network? (Casale, Fioravanti, Rugai, 2016) è stato svolto su un campione di 535 studenti europei. La conclusione della ricerca ci ha mostrato come i narcisisti vulnerabili, che tendono ad essere insicuri e hanno una minore autostima, sono più propensi a sentirsi più sicuri in un ambiente online rispetto ad un’interazione reale tanto che sono indotti a preferire il social network come mezzo per ottenere approvazione e ammirazione. Al contrario i narcisisti grandiosi, che tendono verso l’arroganza e l’esibizionismo, è probabile che cerchino l’ammirazione più apertamente, piuttosto che attraverso i social media.

Sul versante opposto di quanto accennato finora, vi sono però coloro che nei social network trovano terreno fertile per la propria disistima, se confrontata con quella degli altri attraverso i loro contenuti postati. Il fenomeno è noto a tutti come Image Crafting (creazione immagini).

Narcisimo digitale e stato di “flow”
L’attrazione da parte dei narcisisti digitali verso i social network non si spiega solamente con la loro capacità di fungere da cassa di

lunedì 11 marzo 2019

Idiocracy: l’instupidimento della razza umana è iniziato


Fonte:
Rischiamo l’era di “Idiocracy”: il benessere diffuso è causa di un generale abbassamento dell’intelligenza umana. Non è più necessaria per la sopravvivenza.
L’umanità diventa sempre più stupida! Lo aveva già profetizzato uno spassosissimo film del 2006, “Idiocracy“, nel quale si descrive l’umanità del 27° secolo dove l’intelligenza ha ceduto il posto alla stupidità più bieca.

Ora la conferma arriva da una teoria provocatoria elaborata da un genetista della Stanford University, secondo la quale l’uomo sta perdendo le sue capacità intellettuali ed emotive, dato che la rete di geni che conferisce il potere al nostro cervello è particolarmente vulnerabile alle mutazioni ambientali e sociali.
Nella società che abbiamo creato, non c’è più bisogno di creatività e ragionamenti per sopravvivere, quindi l’intelligenza potrebbe diventare qualcosa che inevitabilmente potremmo perdere!

Nonostante le scoperte scientifiche e gli avanzamenti tecnologici, l’uomo di duemila anni fa era molto più intelligente di oggi e, almeno da un punto di vista evoluzionistico, sarebbe ormai sul viale del tramonto.

A dirlo è Gerald Crabtree, genetista alla Stanford University (California) che ha condotto uno studio pubblicato dalla rivista Trends in Genetics su come si sia modificato il patrimonio genetico e intellettivo del genere umano. Il responso non è confortante: i nostri giorni migliori sarebbero già passati.
Alla base del pensiero di Crabtree, racconta il Guardian, c’è un’idea molto semplice. Ancora prima dell’invenzione dell’agricoltura e della scrittura, quando l’uomo viveva ancora di ciò che riusciva a cacciare, chi compiva un passo falso semplicemente soccombeva alle dure leggi della natura.

Nel film Idiocracy le persone intelligenti si riproducevano sempre meno mentre coloro che avevano un QI molto basso si facevano meno scrupoli popolando il pianeta.

Ad andare avanti e a riprodursi erano i più forti e più intelligenti. Oggi però non è più così. Con tutta probabilità, la nostra forza intellettuale ha cominciato a calare proprio con l’invenzione dell’agricoltura e con il sorgere delle prime comunità stanziali.

Spiega Crabtree: “Un cacciatore che non riusciva a procacciarsi il cibo o un rifugio moriva insieme alla sua progenie, mentre oggi un funzionario di Wall Street che commette un errore concettualmente simile riceverà comunque un bonus finanziario e probabilmente verrà considerato un potenziale partner da più donne. La selezione estrema è una cosa che appartiene al passato”.

E quindi, in quale tempo si colloca l’apice dell’umanità? Crabtree non ha dubbi: dopo aver studiato il corredo genetico degli uomini nelle varie epoche, è emerso che l’uomo avrebbe subito numerose variazioni negli ultimi 3.000 anni: una spirale discendente che ha portato l’umanità verso un progressivo e ineluttabile istupidimento genetico nell’arco di 120 generazioni.

Non a caso, infatti, la storia incorona il tempo della Grecia classica come uno dei periodi più intellettualmente fecondi della storia dell’umanità, secoli che hanno fissato i cardini delle società occidentali moderne, fondamenti che si sono tramandati fino ai nostri giorni.

“Siamo una specie sorprendentemente fragile dal punto di vista intellettuale”, continua Crabtree, “e probabilmente abbiamo raggiunto il nostro picco di intelligenza tra i 6.000 e i 2.000 anni fa. È sufficiente che la selezione naturale diventi meno severa che subito il nostro patrimonio intellettuale si indebolisce”.

La tesi dello scienziato californiano potrebbe essere presto confutata da altri studi, tuttavia Crabtree chiude la ricerca con una nota positiva: anche se il nostro genoma sembra diventare ogni giorno più fragile, la nostra società può contare su un forte sistema di trasmissione delle conoscenze che, diversamente rispetto al passato, riesce a diffondere la cultura velocemente e in modo capillare.

“Entro 3000 anni da oggi, è probabile che tutti gli esseri umani saranno stati sottoposti almeno a due ulteriori mutazioni genetiche che ridurranno la stabilità intellettuale ed emotiva, ma è molto probabile che la scienza progredirà a tal punto da essere in grado di risolvere il problema”, ha puntualizzato il prof.

“Non c’è bisogno di immaginare un giorno in cui non potremo più comprendere il problema, o contrastare la lenta decadenza nei geni alla base del nostro benessere intellettuale, o di avere visioni della popolazione mondiale guardando tranquillamente le repliche su televisori che non si potranno più costruire”.

Il Prof. Robin Dunbar, antropologo dell’Università di Oxford, afferma: “Il Prof Crabtree, parte dal presupposto che la nostra intelligenza è progettata per consentire di costruire case e gettare lance dritte ai maiali nella boscaglia, ma non è quello il vero metro di giudizio del cervello”.
“In realtà, ciò che ha guidato l’evoluzione del cervello umano e dei primati è la complessità del nostro mondo sociale e quel mondo complesso non sta smantellandosi. Fare le cose che decideremo di fare per il nostro partner o il modo migliore per allevare i nostri figli saranno sempre e comunque con noi”.

“Personalmente non sono sicuro che in un prossimo futuro ci sarà qualche ragione per essere tutti colti dal panico. Il tasso di evoluzione delle cose richiede decine di migliaia di anni e senza dubbio l’ingegno della scienza troverà soluzioni a tale circostanza, se non saltiamo in aria prima”, conclude il Prof Dunbar.




sabato 29 settembre 2018

Giornata Nazionale della Psicologia: 10 Ottobre 2018


La GIORNATA NAZIONALE DELLA PSICOLOGIA, giunta quest’anno alla terza edizione, patrocinata dal Ministero della Salute, ha lo scopo di valorizzare e far conoscere maggiormente ai cittadini e alla comunità le potenzialità della Psicologia come scienza e come professione.

La Giornata si celebra il 10 ottobre, coincidente con la Giornata Mondiale della Salute Mentale, e sono previste iniziative su tutto il territorio nazionale. 
In tale ambito si colloca l’iniziativa STUDI APERTI, come occasione per favorire l’incontro tra professionisti e cittadini.
Essendo il nostro studio di psicologia on-line e quindi virtuale, abbiamo pensato aderire in due modi:
- Apertura per tutta la giornata: dalle 9:00 alle 13:30 e dalle 15:00 alle 20:00 dello Sportello di Primo Ascolto in chat sul  nostro profilo professionale di Facebook (solitamente aperto solo per un'ora 3 volte a settimana)
Chi è interessato può richiedere direttamente una chat gratuita della durata 30 minuti per una consulenza, un orientamento (per sé stessi o per un congiunto) su un particolare problema o disturbo psicologico.

- Somministrazione gratuita di un Test della Personalità: si tratta di un test che indaga sulle motivazioni profonde della personalità; esso rivela la natura dei problemi nella situazione esistente, le sorgenti dello stress, le caratteristiche represse, gli obiettivi desiderati. Sarà gratuito solo per chi ne farà richiesta nel corso della giornata nazionale della psicologia e cioè il 10 Ottobre 2018. 
Il Test può essere richiesto o attraverso lo Sportello d'Ascolto, aperto per tutta la giornata sul profilo professionale Facebook della Dott.ssa (lo stesso indicato prima); oppure compilando questo Form indicando nell'oggetto: "Richiesta Test gratuito". Il test verrà spedito via e-mail (per cui non dimenticare di inserire la propria e-mail) quindi, il richiedente, dopo averlo eseguito e salvato lo rispedirà indietro. I risultati saranno inviati via e-mail non appena la dott.ssa li avrà elaborati. 

Dott.ssa Maria Giovanna Zocco 

sabato 28 aprile 2018

Manipolazione - mass media - controllo mentale

La manipolazione psicologica è una forma di influenza sociale finalizzata a cambiare la percezione e il comportamento dell'essere umano usando schemi e metodi subdoli ed ingannevoli.
Fonte: 
BLOG DI DANIELE MIZZONI
"La manipolazione umana è divenuta una tecnologia e una scienza, nella quale si investono molti più soldi che in tutti gli altri campi della psicologia. La mente ha caratteri strutturali e funzionali che la sua parte conscia ignora e che la rendono condizionabile dall'esterno a sua insaputa. La manipolazione mentale non è qualcosa che "può" avvenire, o che avviene in "determinati" ambiti e momenti: essa è regola, non eccezione. Essa è onnipresente e investe la società nel suo insieme, al fine di produrre, inibire e coordinare la consapevolezza e i comportamenti degli esseri umani come consumatori, come lavoratori, come elettori. La funzione della manipolazione mentale non è la manipolazione mentale fine a se stessa, ma la gestione e lo sfruttamento delle società e dei singoli. Quanto meno è nota, tanto più essa è penetrante, incontrastata ed efficace nell'agire soprattutto sui livelli inconsci della psiche. Se ci guardiamo intorno, noteremo che la maggior parte della comunicazione mira non già a informare oggettivamente, ma a influire sulla psiche, sui gusti, sulle decisioni della gente, dei consumatori, dei risparmiatori, degli elettori. E che, per farlo, agisce o cerca di agire sulla loro emotività, sui loro sensi di colpa, di autostima e di paura. La gente diventa meno manipolabile, ovviamente, se si accorge della manipolazione, dei suoi metodi e dei suoi fini. Conoscere tali tecniche e conoscere i punti deboli della psiche, è la condizione di partenza per poter capire che cosa ci sta succedendo nelle varie situazioni a cui siamo esposti, per difendere la nostra libertà dai condizionamenti e la nostra capacità di riconoscere ancora la realtà in un mondo che è sempre meno realtà percepita e sempre più rappresentazione costruita."
(Marco Della Luna, Paolo Cioni - NeuroSchiavi)

“I mezzi di comunicazione di massa, la stampa, la radio hanno portato all’asservimento di corpi ed anime ad un’autorità strategica mondiale. E in ciò sta la principale fonte di pericolo per l’umanità. Le moderne democrazie mascherano regimi tirannici; utilizzano i mezzi di comunicazione di massa come strumenti di disinformazione e di stravolgimento delle coscienze degli uomini. Nelle condizioni attuali, i capitalisti privati controllano inevitabilmente in modo diretto o indiretto, le principali fonti di informazioni. Per cui è estremamente difficile, e nella maggior parte dei casi impossibile, che il singolo cittadino possa arrivare a conclusioni oggettive e avvalersi in modo intelligente dei propri diritti politici. La minoranza, la classe dirigente attuale, possiede la scuola, la stampa e di solito anche la Chiesa. Questo consente loro di organizzare e influenzare le emozioni delle masse e di farle diventare un proprio strumento.”
(Albert Einstein)

Come manipolano le nostre menti, attraverso il suono attivo, nella vita di tutti i giorni

 Fonte:
Articolo di Olga Samarina
Lenny Rossolovski è un ricercatore russo che ha dedicato la sua vita alla neuroacustica, ovvero alla creazione di meditazioni che guariscono tramite l’uso del suono. Le sue ricerche sono approdate in Italia e diffuse attraverso l’Advanced Mind Institute creato da lui stesso.
Purtroppo, come quasi tutte le cose, il suono può essere usato non solo per la cura, ma anche per la manipolazione mentale.
Non esistono molti materiali o testi che spiegano questo importante aspetto delle tecniche di persuasione di massa (non si tratta dell’esposizione al rumore, il discorso è diverso).
Proprio per questo motivo ho voluto tradurre un illuminante articolo di Lenny Rossolovski tratto dal suo blog (http://lenny-van-ross.livejournal.com/, per chi legge in russo) che potrebbe aiutare le persone ad essere più consapevoli nelle loro scelte.

La Zombizzazione Psicoattiva delle nostre Menti
“Purtroppo, i componenti psicoattivi non si usano solo nelle meditazioni neuroacustiche.
La prima e principale fonte di questa manipolazione, che io chiamo “zombizzazione psicoattiva” è la televisione. Fate attenzione quando guardate la TV: per introdurre nella vostra coscienza certe informazioni, i tecnici TV si servono delle tecnologie audio all’avanguardia.
Vi siete mai accorti che una trasmissione va in onda accompagnata dai toni leggeri, appena percettibili? Non è la musica. La nostra coscienza non percepisce certe tonalità perché siamo concentrati sulla voce del conduttore, ma si tratta dei suoni che influenzano la psiche.
Oggi esistono una ventina di tecniche che permettono di influenzare il pubblico.
Il meccanismo della zombizzazione “psicoattiva” è semplice: quando la coscienza dell’ascoltatore si porta allo stato meditativo, il conduttore gli fa il lavaggio del cervello (non si potrebbe esprimersi con una maggiore precisione!). Essendo rilassata, la maggior parte degli ascoltatori smette di percepire criticamente ciò che sente.
I tecnici del suono TV amano usare i toni isocronici.* (vedi a fondo articolo)
Avete mai notato come alcune notizie si coprono con un certo suono metallico? Si tratta dell’introduzione allo stato beta, così il vostro cervello ricorda meglio ciò che sta dicendo il conduttore TV. Dopo seguirà un rilassamento, che aiuterà a cambiare le vostre convinzioni.

Come guardare la TV per non cadere in trappola dei componenti psicoattivi? 
Io, se voglio vedere una trasmissione TV, mi metto le cuffie con un

sabato 30 dicembre 2017

Come educare i figli iperconnessi: il contratto

Foto tratta dal Blog: "AdoleScienza"
Fonte:
E' innegabile che le nuove tecnologie 
non possono essere evitate o ignorate, fanno parte della nostra vita e, ancor più di quella dei nostri figli. Ma come farsi ascoltare da loro e staccarli dall’iPhone o dal tablet? Un metodo alquanto efficace, se saputo adattare ai valori specifici della famiglia, è quello di preparare una sorta di accordo da far firmare ai figli, una specie di contratto che pone regole di utilizzo ben precise al cui rispetto legare proprio l’utilizzo dei vari dispositivi. Le regole di questo patto, raccolte in 18 punti, sono state presentate per la prima volta da una scrittrice americana Janell B. Hoffman in un suo libro dal titolo: IRules, come educare i figli iperconnessi. 

Di seguito le 18 regole che ciascun genitore dovrebbe seguire secondo Janell.
Su richiesta invierò gratuitamente il testo del contratto vero e proprio, dopo le eventuali modifiche per adattarlo meglio alla famiglia famiglia interessata.

Parlate! E parlate ancora!

Per riuscire a dare delle regole tecnologiche ai propri figli bisogna innanzitutto essere in perfetto accordo con il proprio partner. Confrontatevi e cercate di capire insieme quali aspetti della tecnologia vi spaventano. Possono essere diversi: i predatori online, la dipendenza, la perdita della fantasia. Individuarli vi aiuta a stabilire i paletti da imporre ai vostri figli. Quando li comunicherete loro mostratevi disposti a discuterne insieme, sarà più facile accettare le regole se comprendono le vostre motivazioni. E nel caso di una replica fondata, siate pronti ad accettare qualche modifica.

Le password
I social hanno trasformato la tecnologia in una dimensione inaccessibile per gli adulti. Eppure sarebbe compito dei genitori, in quanto “maestri di vita”, conoscere le mosse dei propri figli per indirizzarli verso la strada giusta e correggerli quando si sbaglia. Per questo è bene che vostro figlio vi comunichi tutte le password dei vari portali ai quali ha accesso. Quando troverete qualcosa che non vi convince o vi

Adolescenti iperconnessi. Like addiction, Vamping e Challenge sono le nuove patologie

Fonte:

(I dati sono stati raccolti dall’Osservatorio Nazionale Adolescenza, su un campione composto da oltre 8.000 adolescenti di circa 18 regioni italiane, di età compresa tra gli 11 e i 19 anni).

Smartphone e internet: come influenzano la vita dei ragazzi
Il 98% dei ragazzi tra i 14 e i 19 anni possiede uno smartphone personale a partire dai 10 anni d’età. 
Un dato rilevante è che oltre 3 adolescenti su 10 hanno avuto modo di utilizzare uno smartphone direttamente nella primissima infanzia, già a partire da 1 anno e mezzo/2, con la possibilità anche di accedere liberamente ad internet e alle applicazioni presenti nel telefono. Il genitore si sente tranquillo se il figlio utilizza il proprio cellulare pensando che non usi tutte le sue funzioni o vada su Internet dimenticandosi che è tutto collegato alla rete, anche le chat. Con il trascorrere degli anni e l’evolversi della tecnologia si abbassa quindi vertiginosamente l’età di utilizzo. Tra i ragazzi della fascia tra gli 11 e i 13 anni, infatti, l’età media è scesa di un anno sia per quanto riguarda l’uso del primo cellulare, l’accesso a internet e l’apertura del primo profilo social, che si aggira intorno ai 9 anni.

Gli adolescenti quindi sono sempre più iperconnessi, circa 5 su 10 dichiarano di trascorrere dalle 3 alle 6 ore extrascolastiche con lo smartphone in mano, il 16% dalle 7 alle 10 ore, mentre il 10% supera abbondantemente la soglia delle 10 ore. Se calcoliamo che il 63% lo utilizza anche a scuola durante le lezioni, significa che la maggior parte di loro vive connesso alla rete.

Le ore trascorse davanti ad uno schermo si abbassano leggermente nel campione dagli 11 ai 13 anni, forse perché c’è più controllo da parte dei genitori e l’importanza della rete social non è ancora la più rilevante. Il 55% dei preadolescenti lo utilizza per un massimo di 2 ore, il 35% dalle 3 alle 6 ore, il 7% dalle 7 alle 10 ore e il 4% supera le 10 ore, e solo il 13% lo usa durante l’orario scolastico, rispetto al 63% dei ragazzi più grandi che non si possono staccare dal cellulare.

Il 95% degli adolescenti ha almeno un profilo sui social network, contro il 77% dei preadolescenti. Il primo è stato aperto intorno ai 12 anni e la maggior parte di loro arriva a gestire in parallelo 5-6 profili, insieme a 2-3 app di messaggistica istantanea. Il 69% ha un profilo su Facebook, il 67% Instagram, il 66% YouTube, il 47% Snapchat, il 22% Ask, il 16% Twitter, e il 15% Tumblr. Il fatto di avere una serie di applicazioni social sconosciute ai genitori gli permette di essere meno controllati e più sicuri di poter anche osare, favorendo comportamenti come il sexting cioè l’invio di messaggi con contenuti sessuali, il cyberbullismo: l’uso

mercoledì 22 giugno 2016

Noi non siamo qui per...


Noi non siamo qui per realizzare le ambizioni che i nostri genitori nutrivano per noi. 
Siamo qui per servire il pianeta nel modo più efficace, spalancando la porta della prigione, e accelerando la nostra evoluzione, così come quella collettiva. 
Allo stesso modo, non siamo qui per imporre le nostre convinzioni e le nostre ambizioni ai nostri figli. 
Né siamo qui per stare al gioco del materialismo, che ci vuole far sentire in colpa se non riusciamo ad accontentare i nostri figli, dando loro magari ciò che hanno i loro amici. 
Noi possiamo dare loro qualcosa che non ha prezzo. Possiamo dar loro l'amore incondizionato e possiamo aiutarli a ricollegarsi con il loro potenziale più elevato. 
Queste cose non si possono comprare nel negozio di computer. 

Tratto da "...e la verità vi renderà liberi" di David Icke - Macroedizioni

domenica 29 maggio 2016

ALZHEIMER – Confermato il legame tra benzodiazepine e la malattia


    Uno studio francese pubblicato nell’ultimo numero del British Medical Journal lo conferma: l’uso regolare di benzodiazepine per un periodo superiore a tre mesi aumenta notevolmente il rischio di sviluppare la malattia di Alzheimer.

Cosa sono le benzodiazepine?
Le benzodiazepine sono una classe di farmaci psicotropi, vale a dire, che agiscono sul sistema nervoso centrale (cervello e midollo spinale)  modificando alcuni processi chimici naturali (fisiologici).

Porta a cambiamenti di coscienza, umore,  percezione e comportamento.
Provoca un effetto ansiolitico (contro l’ansia), miorilassante (rilassante muscolare), ipnotico (induce il sonno), antiepilettico (contro l’epilessia) e amnesico (causando problemi di memoria). Tra i principi attivi e i nomi commerciali citiamo Alprazolam, Bromazepam, Bromiden, Diazepam, Valium e Xanax.

Questi farmaci sono comunemente utilizzati per il trattamento di disturbi come ansia, spasmi, insonnia, convulsioni, o agitazione durante l’astinenza da alcol.

L’uso a lungo termine di benzodiazepine è pericoloso?
E’ noto da molti anni che l’uso di benzodiazepine per oltre un