giovedì 30 gennaio 2020

Diario Interattivo Psicologico e Analitico (D.I.P.A.)



Spesso nei percorsi di consulenza psicologica e nella psicoterapia si rende particolarmente utile l'utilizzo di uno strumento molto interessante: il "Diario di Bordo". 
Si tratta di un vero e proprio diario personale (di solito se ne fa esperienza soprattutto nel periodo dell'adolescenza) che il paziente inizia a scrivere e che porterà in seduta per commentarlo e analizzarlo insieme allo psicologo. 
Oggi, con l'avvento e l'evoluzione degli strumenti tecnologici, la psicologia ricorre sempre più spesso a modalità di intervento e di consulenza attraverso sedute on-line; questo accade spesso per venire incontro alle esigenze di molte persone che hanno difficoltà a muoversi da casa per recarsi nello studio del professionista o, per non interrompere la terapia, nel caso in cui il paziente debba recarsi fuori sede o all'estero o, semplicemente, perché la persona si sente più a suo agio svolgendo le sedute da casa sua.
Principalmente vengono utilizzate le video-sedute con Skype, ma oggi, spesso, anche le sedute in chat su WhatsApp o attraverso uno scambio epistolare via e-mail ecc. 
Così, riprendendo l'idea del "Diario di Bordo" utilizzato in terapia, ho ideato il Diario Interattivo Psicologico ed Analitico (D.I.P.A.).
Al fine di monitorare al meglio gli accadimenti della vita del paziente, i suoi cambiamenti, i progressi, le scelte, le decisioni, si rende utile tenere un diario su cui riportare i fatti importanti che gli accadono, le azioni, i conflitti con se stesso e con gli altri, i malesseri fisici, le preoccupazioni, i pensieri ricorrenti, i ricordi e, se li ricorda, la mattina annotare anche i sogni che (essendo materiale proveniente dall'inconscio) può essere poi successivamente analizzato in seduta .
Il Diario Interattivo ed Analitico è uno strumento anch'esso importante nella consulenza psicologica, al pari di altre tecniche. Esso può accompagnare un percorso di psicoterapia, di consulenza psicologica o semplicemente essere proposto da solo, unicamente per ottenere un sostegno psicologico, una guida magari in periodo particolarmente delicato della propria vita.
Intanto, tenere un diario è sempre terapeutico per la persona che scrive, in quanto esso costituisce già un modo per scaricare le proprie emozioni e organizzare i propri pensieri; poi, diventa interattivo nel momento i cui viene monitorato dallo psicologo che può seguire il soggetto, passo dopo passo, per il tutto il periodo della consulenza e, infine, diventa analitico nel momento in cui, durante la seduta, o semplicemente, interagendo sul diario stesso in tempo reale, vengono esaminati e commentati insieme i vissuti e i sogni in esso riportati. 
Il Diario Interattivo Psicologico ed Analitico (D.I.P.A.) può essere prodotto in diversi modi: o nella modalità classica scrivendo magari su un'agenda o su un taccuino, da consegnare poi allo psicologo durante la seduta; oppure in modalità elettronica attraverso un diario interattivo via internet da me ideato e adattato, di volta in volta, alla problematica della persona e predisposto in base a ciò che si vuole riportare o rilevare. 
Nel Diario Interattivo via internet lo psicologo esaminerà i vissuti del paziente, se il caso evidenzierà alcune parti e risponderà comunicando le proprie riflessioni, a volte potrà chiedere delle precisazioni, potrà dare spunti di riflessione o prescrizioni comportamentali.
La persona non è assolutamente obbligata a scrivere ogni giorno, ma soltanto quando ritiene che ha qualcosa di importante da annotare, da scaricare emotivamente e da condividere con lo psicologo, nel caso in cui volesse un riscontro oggettivo o ulteriori spunti di riflessione riguardo ai fatti che gli accadono o i progressi del lavoro che si sta svolgendo insieme.
Nel caso del Diario Interattivo in formato elettronico, lo schema verrà da me predisposto e personalizzato in base alle esigenze e agli obiettivi della persona.  Potrà essere ideato e predisposto solo per un mese, per più mesi o anche per un anno; può essere interrotto in ogni momento, ed essere ripreso a distanza di tempo, oppure non riprenderlo affatto. Viene protetto con password e alla fine della consulenza o della terapia, può essere conservato o eliminato completamente. 
Il Diario Interattivo Psicologico ed Analitico (D.I.P.A.) rimane un ottimo strumento che permette allo psicologo di accompagnare al meglio i propri pazienti nel pezzo di strada che percorrono insieme. Per qualsiasi problema o difficoltà che la persona si ritrova a vivere e ad affrontare, in determinate fasi della propria vita, il D.I.P.A. diventa, non solo un mezzo utile per non sentirsi soli, ma anche uno strumento per riversare all'esterno pensieri ed emozioni sapendo che c'è un professionista che li raccoglie ed è in grado di fornire un sostegno qualificato, una guida, un suggerimento o una vera e propria prescrizione comportamentale indicata per quel particolare problema o difficoltà che la persona sta vivendo e sperimentando.

Per ulteriori informazioni sul Diario Interattivo Psicologico ed Analitico scrivere al seguente indirizzo e-mail: mgzocco@gmail.com oppure tramite WhatsAppal nr. 389 116 1310



domenica 19 gennaio 2020

He Yama Yo - Curawaka

Questa canzone (per la rubrica Mùsica de Sanaciòn) coi suoi ritmi dolci e ridondanti la si può considerare quasi un Mantra che significa: "Siamo qui, nel presente e ovunque siamo tutti e tutti "
Quando la si ascolta l'anima si calma e si rallegra, per tale motivo risulta essere indicata per la meditazione e il rilassamento. Per coloro che hanno già appreso il Training Autogeno, ascoltarla prima di apprestarsi ad eseguire l'esercizio ne facilita la commutazione e quindi l'efficacia dei proponimenti. Se non disturba la si può anche utilizzare come sottofondo durante l'esecuzione stessa del T.A.

La propongo in due versioni: la prima ha una durata di 5:29 minuti eseguita nella frequenza naturale di 432 Hz; la seconda in frequenza normale e dura 8:54 minuti.



Testo:
He yama yo wanna henne yo 

He yama yo wanna henne yo 
Wahi hi yayhana hehehe yo 
wahi Hehehe yo wahi 

“Estamos aquí en el ahora y en todos lados somos uno y todo”
"Siamo qui nel presente e ovunque siamo tutti e tutti ”

venerdì 8 novembre 2019

I nostri geni rispondono positivamente al giusto tipo di felicità



Il giusto tipo di felicità non solo ci fa sentire bene a livello psicologico, ma si riflette anche sull'organismo fino ad influenzarne il codice genetico..

Lo studio, pubblicato sulla rivista Proceedings of National Academy of Sciences , ha esaminato il modello di espressione genica all'interno delle cellule responsabili della lotta contro le malattie infettive e le difese immunitarie dell'organismo in generale. (Fredrickson et al., 2013 ).

Gli 80 partecipanti allo studio hanno riferito i livelli di due diversi tipi di felicità:

Felicità edonistica: cioè il tipo di felicità che si ottiene dalla semplice auto-gratificazione, come gustare un buon pasto o acquistare una macchina nuova.

Felicità eudemonica: cioè il tipo di felicità che si ottiene lavorando per un nobile obiettivo o per la ricerca del senso della vita.

Ciò che i ricercatori hanno trovato è che le persone che presentavano un miscuglio di entrambi i tipi di felicità si sentivano ugualmente felici. Né un tipo di felicità superava l'altro.

Una differenza però è emersa a livello genetico. In coloro che manifestavano livelli più elevati di felicità eudemonica, è stata rilevata anche una forte concentrazione di anticorpi e geni antivirali.

Al contrario, le persone con livelli più elevati di felicità edonistica avevano una più debole concentrazione di anticorpi e geni antivirali.

Steven Cole, uno degli autori dello studio ha spiegato:

"Ciò che questo studio ci dice è che fare il bene e sentirsi bene hanno effetti molto diversi sul genoma umano, anche se essi generano livelli simili di emozione positiva. A quanto pare, il genoma umano è molto più sensibile ai differenti modi di raggiungere la felicità che alla felicità stessa".

L'autrice principale, professoressa Barbara L. Fredrickson, suggerisce che:

"Siamo in grado di rendere felici noi stessi attraverso i piaceri semplici, ma questo non aiuta ad ampliare la nostra consapevolezza o potenziare le nostre capacità in modi che ci avvantaggiano fisicamente. A livello cellulare, invece, i nostri corpi sembrano rispondere meglio ad un diverso tipo di benessere, quello basato su un senso di coinvolgimento con gli altri o che abbia un nobile scopo. "


mercoledì 2 ottobre 2019

Ipertensione arteriosa

DEFINIZIONE
Per ipertensione è da intendersi un aumento pressorio nei vasi sanguigni e specialmente nelle arterie del grande circolo. Consiste in polso forte, teso, pressione arteriosa massima oltre i 140 mm. di hg. potendo raggiungere i 250 e anche i 300 e pressione minima oltre i 90. 
Ecco un quadro dei valori e relativi livelli di gravità del disturbo:

Categoria Pressione arteriosa in mm Hg

                      Sistolica                     Diastolica
Ottimale < 120                            < 80
Normale < 130                            < 85
Normale - alta  130 – 139                   85 – 89
Ipertensione di Grado 1 borderline  140 – 149                  90 – 94
Ipertensione di Grado 1 lieve  150 – 159                   95 – 99
Ipertensione di Grado 2 moderata  160 – 179                100 – 109
Ipertensione di Grado 3 grave >/= 180                     >/= 110
Ipertensione sistolica isolata borderline  140 - 149                      < 90
Ipertensione sistolica isolata >/= 150                           < 90
Se l'ipertensione interessa sia la massima che la minima viene detta "completa"
La dove c'è un buon compenso, e i dati della massima e della minima, benché aumentati, rimangono tra loro nello stesso rapporto che hanno nell'individuo normale si dice allora che sono "concordanti". 
Quando invece le due cifre si avvicinano, si ha convergenza e ciò sta ad indicare una probabile insufficienza cardiaca; se si allontanano, si ha divergenza che è indizio di una insufficienza aortica. 
Le complicazioni possono essere varie: dalle vascolari, alle cardiache e renali. 
Molteplici sono le classificazioni delle forme di ipertensione, ma il quadro più comune è maggiormente interessante il nostro tema distingue tra: 
ipertensione essenziale (primaria)
ipertensione arteriosclerotica (secondaria)
Si parla di ipertensione essenziale o primaria quando non si riscontra una causa evidente, anche se stress, ansia, stile di vita e alimentazione giocano un ruolo determinante. Molti studiosi, addirittura, la considerano la malattia dello stress per eccellenza. 
Nella sua forma primaria, l'ipertensione si manifesta con vari sintomi tra cui cefalea mattutina, vertigini, ronzii, crampi, intorpidimenti ecc. ed è caratteristica dei soggetti già in età relativamente giovane; la European Society of Hypertension ha infatti emanato qualche anno fa le prime linee guida espressamente dedicate al bambino e all’adolescente. Dai dati, infatti, risulta che il 5-6% di bambini e adolescenti, in apparente buona salute, in realtà è iperteso. 

L'ipertensione arteriosa è invece chiamata secondaria quando trova la sua origine in svariate altre patologie, quali nefropatia ed endocrinopatia, può derivare, inoltre, da disturbi del sistema nervoso, da arteriti infiammatori e dall’assunzione di farmaci (analgesici, antinfiammatori, antipiretici, antidolorifici, ecc.), oppure può manifestarsi durante la gravidanza.
Quella secondaria incide solo per il 5% della totalità di coloro che soffrono di ipertensione, compare tardivamente ed è tipica degli anziani i quali, oltre ai sintomi di cui sopra, possono accusare offuscamenti cerebrali in rapporto a spasmi vascolari.

PSICODINAMICA
E' ormai universalmente riconosciuto il ruolo dei fattori emotivi nell'eziologia dell'ipertensione essenziale, per cui deve essere sempre considerato anche il fattore psicologico, sia per una corretta diagnosi che per un altrettanta corretta terapia. 
Le ipotesi formulate dai più illustri studiosi di psicosomatica concordano tutte su un dato e cioè che i pazienti che soffrono di ipertensione essenziale presentano una personalità chiaramente ansiosa o comunque a sfondo neurotico, come si può rilevare dal fatto che molti sintomi di questa affezione (come cefalea, vertigini, ronzii, rossori improvvisi ecc.) sono quelli ormai classici del disturbo d'ansia.
C'è poi chi, come Alexander, suppone in questi soggetti un fondamento di ostilità repressa o la presenza di conflitti inconsci (Dunbar e Wolfe) oppure di impulsi aggressivi accompagnati da ansia (Saul).
Sta di fatto comunque che il fattore psicologico entra a volte in modo preponderante nella psicogenesi della malattia. 

TERAPIA PSICOLOGICA
Oltre ad uno stile di vita sano, esercizio fisico e una dieta vegetariana, magari a base di frutta e verdure ricche di potassio (in quanto questa sostanza abbassa la pressione e riduce l’incidenza di danni cardiaci) è possibile influenzare positivamente la pressione arteriosa mediante metodiche terapeutiche distensive e tecniche psicologiche e corporee che facilitano, a livello emotivo, una maggiore cedevolezza, malleabilità ed elasticità nei rapporti e nell’affrontare le situazioni. 
La tecnica psicologica maggiormente efficace prevede un percorso a “doppio binario”: da una parte si deve abbassare il livello di tensione emotiva con tecniche adeguate di rilassamento profondo e con specifiche visualizzazioni guidate, e dall’altra si rende necessario favorire la libera verbalizzazione dei problemi personali, di conflitti interiori e relazionali ecc.  Le tecniche di rilassamento agiscono sulla muscolatura non solo “sciogliendo” le contratture della muscolatura scheletrica (ad es. collo, spalle e schiena), ma producendo anche la distensione delle pareti vascolari e il conseguente calo della pressione interna ai vasi sanguigni.
Grazie a questa azione i valori della pressione arteriosa tendono a scendere a normalizzarsi, in quanto anche i muscoli che rivestono le pareti dei vasi sanguigni si rilassano e si distendono.
Le tecniche di rilassamento agiscono quindi in due modi che si integrano fra loro:
- dal punto di vista psicologico, permettono alla persona di abbattere i livelli di ansia e stress;
- dal punto di vista fisiologico, inducono il rilassamento delle arterie e il conseguente calo dei valori pressori.
Una volta appresa la tecnica di rilassamento si possono inserire delle precise formule d'organo e specifiche visualizzazioni guidate.
A tale proposito conviene ricordare che alcune ricerche sperimentali hanno messo in evidenza che l’aumento della pressione non si verifica soltanto quando ci si impegna fisicamente, ma anche quando si usa la sola immaginazione. I valori pressori aumentano già se una persona ha il sentore di una situazione di conflitto, e cala se il soggetto in questione comincia a parlare spontaneamente del conflitto e verbalizza il suo problema. Inoltre, se tale pressione aumenta con la sola immaginazione di una eventuale azione, senza peraltro che questa azione, solo pensata, sia mai conclusa in attività motoria la stessa immaginazione può essere utilizzata per scaricare questa “pressione continua” e riequilibrare i valori della pressione arteriosa.
Le suddette tecniche possono essere apprese anche attraverso un percorso on-line di poche sedute ed essendo prive di effetti collaterali, sono valide anche come strumento di prevenzione, in particolare per tutti quei soggetti che hanno in famiglia casi di ipertensione arteriosa o per bambini e adolescenti. 

Fonti:
Luigi Peresson - IPNOSITERAPIA - Faenza editrice

da internet:
- IL BLOG DEDICATO ALLA MEDICINA PSICOSOMATICA
- CONTRO L'IPERTENSIONE SI PUO' IMPARARE (anche) A RILASSARSI - Medici Italia 
- IPERTENSIONE ARTERIOSA: NE SOFFRE IL 5% DEI BAMBINI - Città Nuova (cultura e informazione)

lunedì 12 agosto 2019

Come guardare i programmi politici in TV e restare sani di mente

"Ci pagano per non farvi capire cosa succede oggi in Italia".
Dichiarazione shock di un regista di successo autore di programmi come: Tutti pazzi per la Tele, Affari tuoi, E' nata una stella e Grande Fratello 9.

Foto tratta dal sito: "conoscenze al confine"
Oggi propongo un tema meno specialistico ma, forse, molto utile a tutti coloro che vorrebbero difendersi dalla manipolazione operata dai mass-media.
Il primo passo è capire il modo in cui gli utenti vengono manipolati. TV e giornali sono il più importante mezzo per farlo. Con questo non dico che non dobbiamo più guardare la TV o leggere i giornali o seguire i social; dobbiamo però imparare ad estrapolare i fatti, ripulendoli dai fronzoli con i quali ce li presentano. Dobbiamo imparare ad ingrandire o rimpicciolire le notizie che danno in TV.
Quando accade che danno molto spazio ad una notizia insignificante o stupida, analizzandola e sviscerandola per giorni e giorni fino all'inverosimile: tranquilli che stanno gonfiando una cosa per soffocarne un'altra. Quindi girate canale e cercatevi un bel film. 
Quando fanno passare di striscio, o tentano di rimpicciolire una notizia grave, stanno coprendo qualcuno o cercando di difendere qualcosa o il sistema. In questo caso andate a fondo e cercate di documentarvi su chi e cosa stanno cercando di nascondere. 
Quando squalificano, delegittimano o ridicolizzano qualcuno è perché questi sta lavorando bene e sta lavorando per il popolo, quindi sta diventando troppo importante e il popolo se ne sta accorgendo; allora bisogna demolirlo, ridicolizzarlo e accusarlo di incapacità. State tranquilli che magari quella persona sta dando tutta se stessa nel compimento del proprio dovere.
Quando invece i giornalisti ossequiano troppo qualche politico o personaggio potente è perché ne hanno paura, forse temono di essere licenziati o relegati alle scartoffie. 
Quando nei talk show fanno recitare le litigate ad opinionisti, giornalisti e politici: stanno cercando di condizionare un popolo a fare lo stesso. Basta guardare i social e ce ne accorgiamo subito: la gente difende a spada tratta il proprio idolo politico come fosse la squadra del cuore, senza accorgersi che magari questi effonde attorno a sé solo parole, proclami, promesse, ma zero fatti. Queste persone, simili a tifosi, appaiono rigide, dalla mente chiusa, attaccano tutti coloro che non la pensano allo stesso modo e sono incapaci di modificare, anche di una sola virgola, il loro pensiero sclerificato anche di fronte alla più eclatante delle evidenze. 
Quando in TV propongono i risultati di sondaggi o le previsioni di voto: stanno già costruendo i risultati delle prossime elezioni. Non si sa come facciano, ma in un modo o nell'altro, tranne rare eccezioni, il sistema, i poteri forti ottengono i risultati che vogliono. Probabilmente lo fanno in tanti modi, ad esempio:
- operando di continuo sulla mente della gente, osannando un partito o un personaggio designato e squalificando o denigrando quello che il sistema non vuole assolutamente;
- costruendo sondaggi falsi in modo tale da indicare la tendenza in salita del partito o personaggio che il sistema vuole promuovere e in discesa quello che non vogliono tra i piedi.
Questi sono solo alcuni esempi. Ma qualsiasi programma o spettacolo, qualsiasi documentario o approfondimento potrebbe contenere in sé elementi subliminali volti ad orientare l'utente e condurlo lì dove il sistema vuole. 
Restare immuni a tutto questo e non lasciarsi influenzare non è facile ma neanche impossibile. 
Oltre a tenere sempre presente, quando guardiamo la TV, ciò che stato elencato sopra, bisogna anche lavorare su se stessi. 
E' necessario coltivare il proprio spirito critico, non nel senso di criticare tutto e tutti, ma riservarsi di riflettere e analizzare meglio ciò che tutti i giornali e TV tendono a riportare, in particolare quando lo fanno tutti in modo uguale: é allora che bisogna prestare attenzione a qualche voce fuori dal coro.
Inoltre, bisogna sempre coltivare la propria curiosità, cercare di andare a fondo in una notizia e soprattutto confrontarla con la realtà che si percepisce in giro. 
Ad esempio: quando un politico o personaggio di spicco viene presentato dai mezzi di comunicazione di massa sotto una luce positiva o viene indicato come la figura salvifica di uno Stato; mentre nelle piazze, nei bar e nella vita quotidiana si percepisce un sentimento di delusione o addirittura di risentimento o aggressività contro quel personaggio o quel partito, è probabile che la verità stia proprio nel "sentire" della piazza e non negli scampoli audio-visivi di interviste o comizi tagliati e selezionati ad hoc che fanno vedere in TV.
Un altra modalità per costruirsi una propria opinione e una mente poco influenzabile è quella di leggere: leggere tanto e di tutto, a partire dai classici fino ai libri di attuale pubblicazione, leggere di storia e di filosofia, di miti e di religioni, di politica e di società. Coltivare la propria curiosità su tutto.
Infine, un aspetto da non sottovalutare, è quello di costruirsi un "Io" forte, solido ma anche flessibile, di liberarsi da sentimenti di bassa autostima che spesso rendono la persona come una spugna, nel senso che assorbe tutto ciò che tocca senza alcuno spirito critico. Ciò può accadere perché la persona si ritiene non all'altezza di capire,  perché non si conosce, perché non riesce ad individuare in se stessa i punti di debolezza e i punti di forza, tale da poter utilizzare gli uni e gli altri nel modo migliore possibile; in tal caso bisogna che le persone si prendano cura di sé stesse, del proprio pensiero, della propria mente, del proprio spirito e della propria consapevolezza; bisogna che le persone imparino a liberarsi dai propri conflitti e dalle contraddizioni interiori perché più le persone imparano a conoscere se stesse e meglio conosceranno gli altri e sapranno leggere gli eventi oltre il velo delle apparenze.
Dott.ssa Maria Giovanna Zocco

mercoledì 19 giugno 2019

Il giuramento di Ippocrate

La persona è molto più del suo problema o del suo disturbo. La persona non è solo la sua malattia ma una totalità: essa è corpo, mente, emozioni, anima. Va sì considerato il sintomo, ma anche l'ambiente, l'alimentazione, le relazioni. 
Per fortuna oggi le scienze che si occupano della salute e del benessere dell'uomo stanno confluendo l'una nell'altra; infatti, si parla sempre più di medicina integrata o di medicina olistica e ci si occupa non solo della parte del corpo che presenta problemi, ma di tutto l'organismo e del contesto in cui vive. Si può di certo affermare che oggi, anche se lentamente, c'è un ritorno alle origini della medicina, e cioè alla medicina ippocratica. Infatti, affermatesi intorno al IV secolo a.C, la medicina ippocratica aveva già in sé i principi della medicina integrata, e il famoso giuramento di Ippocrate ne è la testimonianza.


Il giuramento di Ippocrate - Testo Moderno

Consapevole dell'importanza e della solennità dell'atto che compio e dell'impegno che assumo,

GIURO:
di esercitare la medicina in libertà e indipendenza di giudizio e di comportamento rifuggendo da ogni indebito condizionamento;

di perseguire la difesa della vita, la tutela della salute fisica e psichica dell'uomo e il sollievo della sofferenza, cui ispirerò con responsabilità e costante impegno scientifico, culturale e sociale, ogni mio atto professionale;

di non compiere mai atti idonei a provocare deliberatamente la morte di una persona;

di astenermi da ogni accanimento diagnostico e terapeutico;

di promuovere l'alleanza terapeutica con il paziente fondata sulla fiducia e sulla reciproca informazione, nel rispetto e condivisione dei principi a cui si ispira l'arte medica;

di attenermi nella mia attività ai principi etici della solidarietà umana, contro i quali, nel rispetto della vita e della persona non utilizzerò mai le mie conoscenze;

di mettere le mie conoscenze a disposizione del progresso della medicina;

di prestare in scienza e coscienza, la mia opera con diligenza, perizia e prudenza secondo scienza e coscienza ed osservando le norme deontologiche che regolano l'esercizio della medicina e quelle giuridiche che non risultino in contrasto con gli scopi della mia professione;

di affidare la mia reputazione esclusivamente alle mie capacità professionali ed alle mie doti morali;

di evitare, anche al di fuori dell'esercizio professionale, ogni atto e comportamento che possano ledere il prestigio e la dignità della professione;

di rispettare i colleghi anche in caso di contrasto di opinioni;

di curare tutti i miei pazienti con eguale scrupolo e impegno indipendentemente dai sentimenti che essi mi ispirano e prescindendo da ogni differenza di razza, religione, nazionalità, condizione sociale e ideologia politica;

di prestare assistenza d'urgenza a chi ne abbisogni e di mettermi, in caso di pubblica calamità, a disposizione dell'autorità competente;

di rispettare e facilitare in ogni caso il diritto del malato alla libera scelta del suo medico tenuto conto che il rapporto tra medico e paziente è fondato sulla fiducia e in ogni caso sul reciproco rispetto;

di osservare il segreto professionale e di tutelare la riservatezza su tutto ciò che mi è confidato, che vedo o che ho veduto, inteso o intuito nell'esercizio della mia professione o in ragione del mio stato.

giovedì 6 giugno 2019

Il Bushido

Immagine tratta dal sito www.sott.net
di Riccardo Tristano Tuis 
Bushido è una parola giapponese il cui significato letterale è la Via del Guerriero, ed è un codice di condotta, un modello di vita adottato dai samurai. 
I sette principi del Bushido cui un samurai deve attenersi scrupolosamente sono: rettitudine, coraggio, benevolenza, rispetto, onestà, onore e lealtà. Questi principi devono essere perseguiti fino alla morte poiché il loro venir meno causa il disonore del guerriero. 
La società giapponese, seppur corrotta come ogni società umana, non tollera la presenza di un corrotto smascherato. Nella società giapponese se qualcuno cade in disgrazia agli occhi dell'opinione pubblica, costui si allontanerà spontaneamente dal suo ruolo sociale; ciò troppo spesso non accade nelle altre società dove i corrotti seppur smascherati continuano a presenziare nel tessuto sociale rimanendo in ruoli di grande influenza, se non addirittura ai massimi vertici, almeno finché non riescono ad eludere una legge troppo spesso compiacente.
Nella via del guerriero si può arrivare anche a sacrificare la propria vita in battaglia per non perdere l'onore, ma questo non significa muovere guerra come fanno le culture islamiche o cristiane che, sotto il nome di una "guerra santa" o di una guerra preventiva (l'assurdità di questo termine per manipolare l'opinione pubblica è evidente) nascondono l'intolleranza, il fanatismo o l'avidità, figli di una mente ignorante completamente schiava dei campi mentali condivisi che la strutturano.
Il guerriero non deve mai entrare in guerra se non per difendere la propria dignità e non deve essere nessuno a mandarlo in guerra se non il suo stesso cuore; nessuna nazione ha dunque il diritto di imporre il sacrificio di un uomo e se lo fa è solo una bieca dittatura mascherata da democrazia. 
Nessuna fede, idea o presunta verità vale più di una vita umana ed è per questo che, paradossalmente, il guerriero deve essere pronto a sacrificare o quella di chi minaccia la sua dignità, libertà o stessa vita. Una vita nella schiavitù non è degna di essere vissuta e, se buona parte parte dei giocatori fosse disposta a morire piuttosto che privarsi della propria libertà, a nessun tiranno sarebbe mai permesso di portare il videogioco olografico alle estreme conseguenze di un'assenza di giocatori.
Se le persone scegliessero la via alla propria sovranità interiore, tale presenza di guerrieri, oltre a non permettere la presenza di tiranni fisici, eliminerebbe anche la presenza della tirannia invisibile.
Quando la nostra dignità e libertà sono minacciate, si consiglia di fare in modo che la battaglia non sia fisica, in quanto esistono modi più sottili per eliminare i tiranni dalla nostra realtà. Essi vanno eliminati nella nostra mente, ossia togliendoli da qualsiasi ancoraggio nella propria realtà.
Il pernicioso e imperante costume sociale della corruzione è

sabato 1 giugno 2019

Mùsica de Sanaciòn: Lo siento, perdón, gracias, te amo - Darwin Grajales

Questa è la prima delle canzoni che propongo nella rubrica: Musicoterapia ovvero Mùsica de Sanaciòn. Questa, in particolare, è indicata in tutte quelle situazioni di conflitto, risentimento, accusa e sensi di colpa; sia nelle relazioni di coppia che nel rapporto con importanti figure di riferimento come i genitori. 





Traduzione del testo:

E' giunta l'ora dei conti
E quasi sempre sta mancando
Pensavi che trovando colpevoli
La tua vita sarebbe andata migliorando

Giudizi e sentenze
Hanno fatto un mondo più violento
Il cerchio continua a girare
E l'odio lo sta guidando.

Mi dispiace perché ora capisco
Che la paura e i risentimenti
Stanno creando reazioni
Di guerra per non stare attenti.

Mi dispiace perché ti condanno
Mi dispiace perché ti censuro
Mi dispiace perché stai chiamando
E mi dispiace perché non ti sento.

Scusa, scusa, grazie, ti amo. (bis).

Scusa per tanta indifferenza
Per non aver fatto i miei compiti
Per aver messo nelle mani tue
Quello che mi spettava.

Scusa per averti in prigione
Del potere e l'accaparramento
Mi dispiace darti lo spazio
Quello che non sto assumendo. (bis)

Scusa, scusa, grazie, ti amo. (bis).

Grazie per aver fatto la tua parte
Di creare l'equilibrio
Perché mi sto svegliando
E lo farò con te.

Grazie per pagare il prezzo
Grazie per avere spostato il mio piano
Grazie perché tu eri il mio specchio
Grazie per essere il mio maestro. (bis).

Scusa, scusa, grazie, ti amo. (bis).

Ti amo perché siamo uno
E viviamo nella stessa casa
Per questo voglio liberarti
Così puoi essere te stesso.

Ti amo perché mi affronti
Ti amo per i tuoi sacrifici
Ti amo perché quando perdoni
Sto perdonando a me stesso.

E chi è senza peccato
Scagli la prima pietra
Se vuoi camminare più leggero
Scusa e non fare resistenza.

Scusa, scusa, grazie, ti amo. (bis)."

domenica 26 maggio 2019

Mùsica de Sanaciòn

Qualche tempo fa su questo blog ho dato il via alla rubrica: Biblioterapia: un libro per guarire oggi iniziamo un'altra rubrica: quella della Musicoterapia ovvero: Mùsica de Sanaciòn
Speriamo che la musica medicina sia conosciuta sempre di più, la musica è stata creata per esprimere i sentimenti e per guarirli. Gli antichi lo sapevano: è tempo di rispolverare le nostre radici. 
foto tratta dal sito 'Wellnity'

"La musica triste guarisce la psiche triste, la musica eccitante guarisce la psiche eccitata" 
Aristotele

Il potere curativo della musica è noto fin dall'antichità e veniva usato come mezzo terapeutico già da parecchie migliaia di anni fa.
Notizie al riguardo provengono dall'India, dal Tibet e dalla Cina. Confucio addirittura ha dedicato un intero libro della sua monumentale opera esclusivamente alla musica. 
Nell'ambito della cultura greco-latina, i Pitagorici - come riporta R.L. Carrozzini nel suo Manuale di Musicoterapia Immaginativa - consideravano la musica "...un elemento inscindibile della vita dell'uomo, un mezzo capace di servire all'uomo per ritemprarlo, ridargli il gusto della vita, distenderlo e rasserenarlo. Seguendo la tecnica della agoghé (oggi diremmo Training) l'uomo poteva liberarsi dalle tensioni e dai sentimenti negativi".
Continua Carrozzini dicendo che "Per i Pitagorici, tre sono gli orientamenti della musica:
a) di adattamento: la musica deve adattarsi alla personalità dell'individuo; nel contempo, l'individuo deve sapersi lentamente adattare a musiche diverse e lontane dalla sua personalità accettandole;
b) di cambiamento: la musica può modificare lo stato d'animo profondo dell'individuo, consentendogli una maggiore accettazione di sé ed una maggiore utilizzazione delle proprie capacità e possibilità;
c) di purificazione: la musica può liberare l'anima e il corpo dalle tensioni giornaliere.
A tale scopo i Pitagorici consigliavano di ascoltarla di sera prima di coricarsi al fine di purificare l'animo dallo strepitìo della intensa giornata lavorativa; e poi al mattino, appena alzati, per riuscire ad affrontare la giornata più serenamente e con maggiore determinazione".
Oggi il potere curativo della musica è ampiamente riconosciuto e viene utilizzata nei suoi tre livelli fondamentali:  
Livello ricreativo
E' il livello più superficiale. Si tratta semplicemente di offrire una musica di ascolto, che non richieda ai partecipanti alcuno sforzo particolare. I genere il semplice abbandonarsi ad essa può consentire, in chi ascolta di vivere il momento più piacevole, più distensivo oppure di accettare in modo diverso se stessi, l'altro e perfino l'istituzione che li vede riuniti. Tale metodo può favorire la socializzazione e la comunicazione.
Livello Educativo
Il secondo livello, quello educativo, viene utilizzato, di norma con bambini portatori di handicap di vario genere. Con questo metodo si cerca di trarre da quei bambini capacità e potenzialità che forse nessun'altra terapia, se non la musica, è in grado di ottenere. La musica stimola quegli importantissimi canali di comunicazione non verbale che possono agire ai livelli inferiori del cervello e incentiva lo sviluppo di nuovi e alternativi modelli comunicativi. 
Livello Clinico
Il terzo livello, quello clinico, si può suddividere in due differenti settori.
Il primo settore riguarda la musicoterapia attiva, il secondo la musicoterapia d'ascolto. La musicoterapia attiva viene normalmente proposta a persone che presentano disturbi nella sfera psichica e/o somatica, dal momento che produce effetti sia sul piano fisico che mentale. Tra i disturbi in questione, vi sono le diverse forme di insufficienza mentali, le psicosi, l'autismo, le personalità paranoidi, le gravi depressioni, ma anche le paralisi e le lesioni cerebrali.
La musicoterapia d'ascolto o ricettiva si indirizza principalmente al settore di applicazione delle nevrosi: d'ansia, d'abbandono, d'angoscia, del carattere, fobica, ossessiva, narcisistica, traumatica e noogena. La musicoterapia d'ascolto è indicata anche in gravidanza poiché può andare ad agire sullo stato psicofisico della mamma e, di conseguenza, sul feto intensificando quel legame unico e ancestrale che esiste tra madre e figlio. 
La musicoterapia d'ascolto, inoltre, può avere molti risvolti positivi, che si possono sintetizzare in due punti fondamentali: Rinforzo dell'Io e Autorealizzazione.
La musica, dunque, agisce sulla mente ma anche sul corpo, sull'organismo e sulla psiche, per tale motivo oltre ad essere essa stessa rientrante nell'ambito delle psicoterapie brevi, viene utilizzata spesso a supporto di altri orientamenti terapeutici come, ad esempio, nelle Tecniche di Rilassamento, nelle Visualizzazioni Guidate e nell'Ipnosi Fantasmatica. 

Opera di riferimento: Manuale di musicoterapia immaginativa - R.L. Carrozzini - Ed. Universitarie Romane 1991

venerdì 3 maggio 2019

Il Narcisismo digitale e le patologie da iperconnessione

Tra selfie e post anche il nostro assetto psicologico sta cambiando: possiamo parlare di patologie da iperconnessione? Quali sono le più preoccupanti?

Fonte:

La cognizione di una diffusione di tratti narcisistici nella popolazione occidentale ha portato diversi autori a indagarne i motivi, c’è chi ha parlato di cultura del narcisismo e addirittura di un’epidemia del narcisismo.

Che cos’è il narcisismo? 
In ambito psicologico, il narcisismo è un tratto della personalità e può essere considerato, secondo la logica di un continuum, uno stato normale. Il narcisismo ha di per sé un’accezione positiva: indica l’amore sano e legittimo per se stessi (Behary, 2013). Perde tale connotazione quando si lega ad un bisogno abnorme di attenzione, affermazione, apprezzamento, gratificazione esterna. Se quest’atteggiamento psicologico interferisce seriamente con i rapporti interpersonali, gli impegni quotidiani e la qualità della vita, può assumere una dimensione patologica culminante nel disturbo narcisistico di personalità.

Il narcisismo digitale
Con l’arrivo del Web, ed in modo particolare dei social network, si è assistito ad una proliferazione del narcisismo sotto forma di narcisismo digitale. Con l’espressione di “narcisismo digitale” alcuni filoni di ricerca indicano un insieme di pratiche comunicative tipiche dell’universo 2.0 e fondate su un egocentrismo così accentuato da apparire patologico (Zona, 2015). 
La cognizione di una diffusione di tratti narcisistici nella popolazione occidentale ha portato diversi autori a indagarne i motivi: c’è chi ha parlato di cultura del narcisismo (Lasch, 1979), e addirittura di un’epidemia del narcisismo (Twenge, Campbell, 2009). In un articolo di Erica Benedetto, scritto per l’occasione su State of Mind, ci viene mostrato uno studio condotto tra gli atenei di Swansea e Milano (Reed, Bircek, Osborne, Viganò, Truzoli, 2018) in cui si afferma che farsi più selfie rinforzerebbe i tratti narcisitici di personalità. I ricercatori hanno preso in esame 74 individui di età compresa dai 18 ai 34 anni, durante un periodo di quattro mesi. Un altro elemento preso in considerazione è stata l’assiduità con cui i partecipanti hanno utilizzato i social media (Twitter, Facebook, Instagram e Snapchat) durante il corso della ricerca. In media, durante l’arco temporale dello studio, i partecipanti hanno usato i social per tre ore al giorno, nonostante qualcuno abbia riportato un utilizzo di ben 8 ore circa. In percentuale, Facebook si è rivelato essere la community digitale più utilizzata (60%), a seguire Instagram (25%) e infine, Twitter e Snapchat (13%). I due terzi dei soggetti coinvolti adoperavano i social principalmente per postare selfie. I social network quindi funzionavano da moltiplicatori del loro desiderio di essere al centro dell’attenzione. Soprattutto perché agiscono principalmente sull’immagine. Inoltre, è stato dimostrato che i partecipanti allo studio che erano soliti postare un numero eccessivo di selfie, in accordo con la scala di misurazione utilizzata, presentavano il 25% dei tratti narcisistici oltre il cut-off clinico per il Disturbo Narcisistico di Personalità. Per la prima volta, grazie a questa ricerca, si è giunti dunque a dimostrare l’esistenza di una correlazione tra la frequenza di utilizzo dei social media e narcisismo in relazione alla pubblicazione dei selfie.

Ed ancora, una collega italiana in forza all’University of Georgia, in uno studio condotto su 130 profili di facebooker, ha evidenziato come il numero di amici, il tipo di immagini e i commenti associati a un profilo costituiscano una misura attendibile del grado di narcisismo dell’utente. I narcisisti, secondo quanto emerso dallo studio della Dott.ssa Buffardi, pubblicano sulle loro pagine le foto in cui compaiono più belli e trendy mentre i “normali” utilizzano preferenzialmente foto banali, magari scattate al volo con un telefonino o una webcam (Buffardi, 2008). I siti di social networking sembrerebbero quindi offrire l’ambiente ideale per la proliferazione di alcuni tipi di personalità narcisistiche che hanno l’intento di promuovere se stesse e cercare l’ammirazione degli altri su larga scala.

Questo è quello che emerge da uno studio pubblicato sulla rivista CyberPsychology, Behavior and Social Network. Lo studio, tutto italiano di studiosi dell’Università di Firenze, dal titolo Narcisisti grandiosi e vulnerabili: chi è a maggior rischio di dipendenza da Social Network? (Casale, Fioravanti, Rugai, 2016) è stato svolto su un campione di 535 studenti europei. La conclusione della ricerca ci ha mostrato come i narcisisti vulnerabili, che tendono ad essere insicuri e hanno una minore autostima, sono più propensi a sentirsi più sicuri in un ambiente online rispetto ad un’interazione reale tanto che sono indotti a preferire il social network come mezzo per ottenere approvazione e ammirazione. Al contrario i narcisisti grandiosi, che tendono verso l’arroganza e l’esibizionismo, è probabile che cerchino l’ammirazione più apertamente, piuttosto che attraverso i social media.

Sul versante opposto di quanto accennato finora, vi sono però coloro che nei social network trovano terreno fertile per la propria disistima, se confrontata con quella degli altri attraverso i loro contenuti postati. Il fenomeno è noto a tutti come Image Crafting (creazione immagini).

Narcisimo digitale e stato di “flow”
L’attrazione da parte dei narcisisti digitali verso i social network non si spiega solamente con la loro capacità di fungere da cassa di