domenica 29 maggio 2016

ALZHEIMER – Confermato il legame tra benzodiazepine e la malattia


    Uno studio francese pubblicato nell’ultimo numero del British Medical Journal lo conferma: l’uso regolare di benzodiazepine per un periodo superiore a tre mesi aumenta notevolmente il rischio di sviluppare la malattia di Alzheimer.

Cosa sono le benzodiazepine?
Le benzodiazepine sono una classe di farmaci psicotropi, vale a dire, che agiscono sul sistema nervoso centrale (cervello e midollo spinale)  modificando alcuni processi chimici naturali (fisiologici).

Porta a cambiamenti di coscienza, umore,  percezione e comportamento.
Provoca un effetto ansiolitico (contro l’ansia), miorilassante (rilassante muscolare), ipnotico (induce il sonno), antiepilettico (contro l’epilessia) e amnesico (causando problemi di memoria). Tra i principi attivi e i nomi commerciali citiamo Alprazolam, Bromazepam, Bromiden, Diazepam, Valium e Xanax.

Questi farmaci sono comunemente utilizzati per il trattamento di disturbi come ansia, spasmi, insonnia, convulsioni, o agitazione durante l’astinenza da alcol.

L’uso a lungo termine di benzodiazepine è pericoloso?
E’ noto da molti anni che l’uso di benzodiazepine per oltre un

martedì 29 marzo 2016

L'eterno giorno: effetti dell'inquinamento luminoso sugli esseri viventi.

INTRODUZIONE
Quante volte capita che il medico non riesce a individuare la causa di certi malesseri o dell'insonnia stessa? E alla fine non gli resta altro che prescrivere farmaci per dormire, ansiolitici e quant'altro? A nessuno viene in mente che l'inquinamento luminoso [15] delle città (ora anche delle campagne) insieme alle altri fonti di inquinamento possa impedire il giusto equilibrio e funzionamento dell'organismo. Questo potrebbe essere uno dei tanti motivi in più a spiegare il nervosismo, le malattie, l'intolleranza crescente che si rileva nei rapporti umani. Eppure noi non

martedì 23 febbraio 2016

Intervista al Prof. Luciano Masi su "Psicoterapia Autogena a orientamento analitico"


Interv. Il suo libro scritto assieme al dr. Galli: "Psicoterapia Autogena a orientamento analitico" sta suscitando grande interesse sia dal punto di vista teorico che applicativo. Molti si chiedono perché parlare di psicoterapia autogena e non semplicemente di Training Autogeno?
Masi: questa è una domanda molto pertinente perché la maggior parte delle persone ritiene che la psicoterapia autogena si restringa solamente nella tecnica del Training Autogeno, che è molto famosa ma che viene travisata, perché molti credono che il Training Autogeno sia solo una tecnica di rilassamento, non è così. 
iI Training Autogeno (T.A.) è una terapia antistress che ha lo scopo di riequilibrare i sistemi involontari cioè: il sistema neurovegetativo, neuroendocrino e immunitario, quindi è una vera è propria terapia psicosomatica.
Inoltre la Psicoterapia Autogena non si esaurisce con questa

martedì 16 febbraio 2016

STRESS e malattie correlate: perdita dei capelli, ipertensione, diabete, gastrite, ulcera, insonnia.

Foto tratta dal sito: "theteller.it"
Fonte dell'articolo: 

     Di solito lo stress è un fattore positivo che ci permette di affrontare le avversità in maniera efficiente, ci consente di reagire agli eventi quotidiani con equilibrio e mantiene vitali le nostre capacità d’apprendimento, di memoria, d’attenzione, permettendoci di risolvere i piccoli e grandi problemi della vita quotidiana. Quando però gli stimoli stressori prendono il sopravvento e l’organismo non è più in grado di reagire in maniera positiva, cominciano i problemi. Lo stress diventa una condizione fisica e psicologica di malessere, di stanchezza, che ci tiene spesso in tensione e che non ci permette di vivere in maniera serena e tranquilla. Hans Seyle, uno dei pionieri dello studio sullo stress, definì la risposta dell’organismo ad una condizione avversa “sindrome da stress biologico”. L’organismo sottoposto a condizioni nocive opera una serie di risposte organiche che gli permettono di affrontare e superare il momento di difficoltà.
     Vediamo cosa succede nel nostro corpo quando lo stress prende il sopravvento anche perché lo stress non agisce solo sulla mente ma anche sull’organismo causando alcune

martedì 26 gennaio 2016

Bruxismo


DEFINIZIONE
Il termine Bruxismo deriva dalla lingua greca, ed indica una particolare abitudine che consiste nel digrignare o serrare i denti. 

Si può, quindi, distinguere tra: 
  • Bruxismo “rumoroso” (digrignamento)
  • Bruxismo“silenzioso” (serramento)
  • Bruxismo misto

Il bruxismo è stato definito un'attività parafunzionale in quanto non rientra nella “funzione” propria della bocca, come d'altronde accade anche per altre abitudini tipo: masticare gomme americane, mangiarsi le unghie, morsicarsi le labbra, morsicare penne o matite ecc. 
Il singolo episodio di bruxismo può durare in media nove secondi, riguarda circa il 10% della popolazione ed ha uguale incidenza tra maschi e femmine. Nei bambini la percentuale aumenta a circa il 30% con la più alta incidenza in bambini al di sotto dei 5 anni.
Solitamente il bruxismo viene attuato in stato di incoscienza cioè durante il sonno; tuttavia l'instaurarsi col tempo dell'abitudine, fa sì che il soggetto lo possa compiere anche da sveglio.

SEGNI E SINTOMI
I sintomi non sono chiari, e si sovrappongono per lo più a quelli derivanti dalla malocclusione. Fino a qualche tempo fa si riteneva che i due fenomeni fossero strettamente collegati, ma la ricerca scientifica ha dimostrato che bruxismo e malocclusione sono due fenomeni completamente diversi che hanno in comune solo gli effetti dannosi a carico dell'articolazione temporo-mandibolare.
Clinicamente si può sospettare la presenza di bruxismo quando si verifica una di queste

lunedì 4 gennaio 2016

Il cervello cambia e non sempre ce ne accorgiamo

Utilizzando le tecniche di neuroimaging più avanzate, la scienza ha individuato alcune attività che modificano in modo permanente il nostro cervello, sia cambiando la sua struttura che aumentandone e riducendone le dimensioni o, perfino, alterandone la biochimica. 

Eccone alcune:
Dormire male
Se si dorme poco o male, il cervello si restringe. Questa è la conclusione cui sono giunti l'anno scorso Charles E.Sexton e i suoi colleghi presso l'Università di Oxford (Regno Unito), dopo aver utilizzato la risonanza magnetica per studiare la relazione tra la scarsa qualità del sonno e il volume del cervello. I risultati, pubblicati in Neurology, hanno dimostrato che la difficoltà a dormire è legata alla rapida riduzione del volume del cervello con l'età. Questo calo riguarda settori importanti del cervello come le aree temporali, parietali e lobi frontali, responsabili del linguaggio, del tatto, dell'equilibrio, delle abilità logico-matematiche e della capacità di prendere decisioni.
Leggere romanzi
«Tu sei ciò che sei, non per quello che hai scritto, ma per quello che hai letto» proclamò Jorge Luis Borges. E le neuroscienze hanno dimostrato che, almeno per ciò che riguarda il cervello, lo scrittore argentino aveva ragione. Alcune strutture cerebrali si trasformano quando leggiamo. Le connessioni dei neuroni nel lobo temporale sinistro, legati

mercoledì 30 dicembre 2015

IN UN UN MONDO MALATO, I SANI DI MENTE VANNO DALLO PSICOLOGO – La sofferenza di chi si sente creativo e non sa omologarsi al “normale”


Fonte: carlasalemusio.blog.tiscali.it
Autore: dr.ssa Carla Sale Musio 

Come psicoterapeuta, incontro spesso persone dotate di un’ottima salute mentale ma sofferenti, a causa della patologia sociale in cui vivono immerse.
Nel corso degli anni ho individuato, dietro a tante richieste di aiuto, una struttura di personalità dotata di sensibilità, creatività, empatia e intuizione, che ho chiamato: Personalità Creativa.

In questi casi non si può parlare di cura (anche se, chi chiede una terapia, si sente patologico e domanda di essere curato) perché: essere emotivamente sani in un mondo malato genera, inevitabilmente, un grande dolore e porta a sentirsi

domenica 20 dicembre 2015

Il cercatore pauroso: temo che tu non mi ami perché io non posso stare da solo – Tracce del tradimento Nr. 36

La donna impaurita, l’uomo impaurito vivono per l’altro e la percezione della propria inferiorità è costante, l’altro è perfuso di bellezza e forza ed essi vivono nel terrore che egli si stanchi e le lasci sole.
Fonte: 
Cercano sperando di non trovare, spesso non trovano, e se trovano, soffrono in silenzio aumentando il desiderio di stare con il compagno e rimandando i conflitti. Così diventano ancora più dipendenti, melanconici.

Serafina, 46 anni, viene in seduta disperata, parla a spizzichi e a bocconi e fa fatica a concentrarsi su ciò che dice. È evidentemente depressa e racconta una storia difficile. Dalla sua prima giovinezza si è fidanzata e poi sposata con un ragazzo che è stato accolto dalla sua famiglia come un figlio. Al punto che i genitori preferivano lui ai numerosi figli che avevano. Il ragazzo è sempre stato irreprensibile e protettivo con lei, non permettendole di lavorare e accondiscendendo a tutte le paure di lei: di viaggiare, di vedere amici, di avere un figlio, di fare qualsiasi cosa nuova e diversa dallo stare in casa a chiacchierare davanti alla televisione. Alcune volte l’uomo aveva cercato di esprimere il desiderio di avere un

giovedì 10 dicembre 2015

Come si trasformano i pensieri in malattie

Quando una persona è molto ansiosa o depressa, è probabile che la malattia, oltre ad agire a livello psicologico, scateni una serie di sintomi fisici.
Foto tratta dal sito: "lamenteemeravigliosa.it"
Fonte dell'articolo: viverepiùsani.com

La nostra mente è tanto potente da permetterci di influire sul nostro stato fisico. 
Negli ultimi anni abbiamo visto come la porta tra corpo e mente si apre di pari passo, essendo queste due parti relazionate in modo molto più stretto di quanto possiamo immaginare.
Tutti noi ci siamo ammalati e abbiamo avuto la sensazione che la malattia fisica provocasse una sorta di “incarceramento” della nostra mente.
La sentivamo più pigra e pesante del solito, si rifiutava quasi di pensare.
Gli studi effettuati negli ultimi anni ci dicono che uno stato di benessere mentale si associa ad uno stato fisico migliore, tanto dello stato reale dello stesso, quanto della percezione che abbiamo di esso.
Sembra che l’ordine e l'equilibrio che dimorano nelle nostre idee abbiano la capacità, tramite il funzionamento del nostro sistema nervoso, di trasformarsi in un migliore stato fisico.  
Spiegato al contrario, questo significa che siamo più inclini a contrarre malattie quando la

venerdì 23 ottobre 2015

Somatizzazione: perché il malessere finisce nel corpo?


Definizione di somatizzazione
Le somatizzazioni sono lo spostamento di eventi psichici sul corpo. L’energia emotiva, anziché essere sentita o espressa, viene scaricata su un organo. Tale organo risente in modo diverso di questa sollecitazione: può avere delle variazioni nella sua funzione come nelle reazioni psicosomatiche; può alterare la sua struttura e ammalarsi come nelle vere malattie psicosomatiche.
Che difese abbiamo contro lo stress?

Secondo la visione psicosomatica moderna, le difese contro lo stress avvengono a strati successivi. Il primo strato è il pensiero e l’emozione. Il secondo strato sono le reazioni corporee determinate dal sistema neurovegetativo. L’ultimo strato riguarda alterazioni del sistema immunitario ed endocrino.

Ad esempio se l’individuo si trova in una situazione stressante quotidiana (liti continue in famiglia) attiva per